Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Antisemitismo a sinistra: Gadi Luzzatto Voghera risponde a Barbara Spinelli IC l'aveva fatto ieri.
Testata: La Stampa Data: 21 aprile 2007 Pagina: 34 Autore: Gadi Luzzatto Voghera Titolo: «Ebrei, dentità plurale vo cercando»
Abbiamo commentato ieri (20/04/2007) l'articolo di Barbara Spinelli sulla STAMPA che recensiva il libro di Gadi Luzzatto Voghera sull'antisemitismo di sinistra. Sulla STAMPA di oggi, 21/04/2007, a pag.34, l'autore risponde alla Spinelli. Ci sarebbe da commentare titolo e sotto titolo: " Ebrei, identità plurale vo cercando" l'autore di Antisemitismo a sinistra risponde a Barbara Spinelli.E sottolinea il valore delle differenze religiose e politiche che arricchiscono il patrimonio comune". Chi l'ha scritto o non ha letto la risposta di Luzzatto Voghera o ha ciurlato nel manico. Propendiamo per la seconda ipotesi.
Ecco il testo:
Sono particolarmente onorato per l'attenzione che Barbara Spinelli, sulle pagine culturali della Stampa di ieri, ha voluto dedicare al mio testo sull'antisemitismo a sinistra. Ne apprezzo i toni pacati e non esito a far mie molte delle sue affermazioni. Devo tuttavia rilevare l'impressione che Spinelli abbia voluto prendere a pretesto il mio lavoro per affrontare altri temi, marginali rispetto alle questioni che pongo, ma molto più agevoli da maneggiare in ambito giornalistico. In sintesi estrema: in un momento di discussione aperta sulle fondamenta programmatiche e le prospettive di un nuovo soggetto politico a sinistra, segnalo e pongo in discussione la questione troppo spesso negata (non è vero, come dice Spinelli, che «i più ormai sanno») che le strutture linguistiche e le degenerazioni politiche operative proprie dell'antisemitismo sono presenti anche a sinistra e vanno riconosciute per poterle isolare. Nessuna chiusura
In questa prospettiva dedico una parte del libro a individuare storicamente queste radici, provo a isolare alcuni elementi che mi paiono decisivi nella sopravvivenza e rielaborazione contemporanea del linguaggio antisemita e presento alcuni esempi di utilizzo di queste categorie nella pubblicistica della sinistra contemporanea. Infine, dedico l'ultimo capitolo a una proposta teorica che - è mia speranza - dovrebbe suscitare la curiosità e un dibattito fra chi si colloca a sinistra ed è impegnato nel complesso e doloroso percorso di fondazione di una nuova cultura democratica. Questi elementi non sono stati colti, ed è sembrato più interessante indicare la mia prosa come esempio di quella «atmosfera chiusa, fatta di sospetti, denigrazioni» che sarebbe propria delle comunità ebraiche italiane, impegnate sostanzialmente a dare dell'antisemita a chiunque critichi Israele. Non mi riconosco in questo ritratto. Sono anni che mi impegno nel mondo ebraico per affermare il valore dell'identità plurale, dell'appartenenza di differenti esperienze e interpretazioni religiose, culturali e politiche sorte negli ultimi due secoli a un comune patrimonio che più si articola e più si arricchisce di spunti e prospettive. L’impegno civile
Sono così lontano dalla pratica di «guardare il mondo seduti in poltrona», che il mio coinvolgimento diretto nelle vicende mediorientali mi ha portato più volte a scontrarmi anche fisicamente con i gruppi più estremisti di coloni nel loro tentativo (riuscito mio malgrado) di installare insediamenti in zone illegali. Ma sono anche impegnato a spiegare ai miei sodali non ebrei, e alla Spinelli, che l'esistenza di una pluralità di identità ebraiche anche all'interno di una piccola e marginale realtà come quella italiana (dalla quale ho l'impressione che si pretenda un po' troppo in termini di presenza, impegno civile, assiduità di interventi politici) è un fatto. Un fatto che dovrebbe impedire di formulare affermazioni apodittiche come quella che vorrebbe «la comunità ebraica italiana impermeabile al nuovo». Capisco che la strada è ancora lunga.
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