Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
La sicurezza di Israele è solo un pretesto, subito i profughi palestinesi in Cisgiordania e Gaza il falso umanitarismo di Luisa Morgantini
Testata: Corriere della Sera Data: 11 aprile 2007 Pagina: 47 Autore: Luisa Morgantini Titolo: «I profughi palestinesi in Iraq»
I palestinesi sono, pare, insicuri in Iraq, paese travagliato dal terrorismo e forse dalla vendette susseguenti al crollo del reglme di Saddam Hussein (sempre sostenuto dall'Olp . Ma Luisa Morgantini,"Vicepresidente del Parlamento Europeo ", non pensa certo di riflettere sull'argomento. Nè di chiedere che siano paesi arabi, o l'Europa. Ad accogliere i palestinesi d'Iraq. Essi devono piuttosto essereaccolti "nella loro terra, i territori occupati palestinesi (che per lei includono Gaza, ndr) sebbene Israele si opponga ammantando le solite questioni della sicurezza". Luisa Morgantini ignora evidentemente l'esistenza del terorrismo contro i civili israeliani. Le esigenze di sicurezza di Israele, secondo lei, sono un pretesto. Una posizione che rivela soltanto che il reale pretesto è un altro: quello "umanitario" della Morgantini. Prtesto contro Israele, naturalmente.
Ecco il testo:
I profughi palestinesi in Iraq Dall'inizio dell'occupazione militare e la fine del regime di Saddam Hussein, nell'aprile 2003, i profughi palestinesi in Iraq sono stati sottoposti a ogni sorta di discriminazioni, vessazioni e crudeltà, non vengono risparmiati donne, bambini e anziani. Molti sono i «desaparecidos», gli assassinii e gli stupri. Milizie armate sciite, ma anche esercito iracheno hanno costretto migliaia di palestinesi (sunniti) a lasciare le loro case, accusandoli di essere stati protetti da Saddam. Tutti i loro permessi di residenza, temporanei e permanenti sono stati annullati, i documenti per i nuovi nati sono stati sospesi fin dal 2003. Varie organizzazioni umanitarie denunciano che una «sistematica campagna di pulizia etnica» contro i rifugiati palestinesi è in atto a Bagdad: nel solo 2006 sono stati oltre 600 gli uccisi. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) stima che su 34mila palestinesi oggi ne siano rimasti in Iraq circa 20mila, i quali vivono nel terrore di essere uccisi. Per i palestinesi iracheni scappare è l'unica via, ma anche una via interdetta. Senza passaporto e costretti in tende nei campi profughi nel deserto ai confini di Siria e Giordania che rifiutano di ospitarli. La Comunità internazionale deve intervenire innanzitutto chiedendo a Israele, responsabile per i profughi del '48 e del '67, di aprire alle vittime palestinesi irachene la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Certo la soluzione più giusta sarebbe quella di impedire la persecuzione dei palestinesi, divenuti capri espiatori e bersagli delle milizie fondamentaliste, e chiedere al governo iracheno e alle forze occupanti di difenderli e proteggerli. Non lo permette, però, lo stato attuale in cui versa la società irachena, sommersa dagli scontri, dai bombardamenti e dagli attentati. Sarebbe allora ancora più giusto permettere l'accoglienza dei profughi nella loro terra: i territori occupati palestinesi, sebbene Israele si opponga ammantando le solite questioni della sicurezza. Il governo palestinese è al momento privato della propria sovranità per poter decidere di accoglierli. Ad oggi l'azione dell'Unhcr ha trovato una soluzione solo per un totale di 62 rifugiati (54 accolti dal Canada e 8 dalla Nuova Zelanda). Troppo poco. Luisa Morgantini Vicepresidente del Parlamento Europeo
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