Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Hans Magnus Enzensberger - Il perdente radicale 09/04/2007
Hans Magnus Enzensberger, Il perdente radicale, Einaudi, Torino, 2007, pp. 74, euro 8.
Il bel pamphlet del poeta e filosofo tedesco si sarebbe potuto chiamare benissimo Fenomenologia dello sfigato radicale, intendendo con “radicale” non tanto e non solo “estremista”, quanto “totale”, “completo”, “sferico”. In un gustosissimo stile non privo di ironia, reso assai bene dal traduttore Emilio Picco, Hans Magnus Enzensberger dimostra infatti come le truppe cammellate del terrorismo internazionale e, più in generale dell’Islam fondamentalista, siano in buona parte composte da perdenti ad oltranza, parafrasando il celebre titolo dell’antipatico ma lucidissimo premio Nobel V. S. Naipaul, implacabile nel deridere e denunciare le follie dei musulmani integralisti. Per Enzensberger - che, a lume di naso, pare davvero aver azzeccato l’analisi - disoccupati, sfaccendati, buoni a nulla e frustrati vari costituirebbero la vera manovalanza di al-Qaeda (come di fenomeni socio-politici tutto sommato per lui non dissimili quali il nazismo, ma qui, francamente, non ci sentiamo di seguirlo) e dei vari gruppi collaterali che squassano oggi l’Islam. Per carità, sappiamo bene come numerosi membri di al-Qaeda, ad esempio i protagonisti degli schianti sulle Twin Towers, siano altoborghesi arabi senza problemi se non la noia e la repulsione verso il nostro decadente stile di vita (ma questo è un altro problema, tutto interno all’Occidente). In ogni caso, senza dubbio moltissimi dei terroristi kamikaze (o shahid, martire, come preferirebbero essere chiamati) sono dei born to lose senz’arte né parte che nell’azione violenta di distruzione/autodistruzione tentano di rinvenire una qualche giustificazione (parlare di senso in un simile caso ci sembra davvero esagerato) per la loro ingiustificabile e di fatto ingiustificata presenza sul pianeta. Per simili sfigati, corrosi da un mix di ignoranza ed invidia, l’obiettivo è il dissolvimento, lo scopo è raggiungere quel Nulla che per loro è sempre meglio della realtà da ultimissimi che vivono. Tali sentimenti sono colti benissimo da Enzensberger, che con questo saggetto offre un contributo alla comprensione del fenomeno islamista ben più di peso di certi tomi “indigeribili”.
Carlo Lo Re
Apparso su il Domenicale di sabato 31 marzo 2007 con il titolo di Pamphlet anti-islamico. Ironie di filosofo e poeta