Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Salve,ho trovato il vostro sito e lo ritengo molto interessante. Forse una delle più odiose manifestazioni di ostilità preconcetta nei confronti di Israele consiste nell'opinione,molto diffusa in fatto di cose medioorientali,per cui si può diventare conoscitori, addirittura "esperti" in questo campo senza sapere una parola nè di arabo né di ebraico. Basta sfogliare qualunque quotidiano, anche quelli fondamentalmente filoisraeliani,per trovarsi davanti a parole storpiate,mal trascritte,male interpretate e via discorrendo. Tipico l'articolo della giornalista di Repubblica che va a trovare un'attivista del movimento pacifista israeliano "Bat shalom" e la intervista in inglese dicendoci contemporaneamente che "bat shalom" "significa "donne per la pace". Ma "bat" in ebraico non vuol dire "donne" bensì "figlia".Ecco,il problema è tutto qui.
Quando leggo in tanti e tanti articoli nomi arabi con la e o la o (vocali notoriamente assenti nella lingua letteraria e ricorrenti solo a livero dialettale),o scritti con i dittonghi ee (influsso inglese), ou ed ey (influsso francese),mi sorprendo a domandarmi quale competenza possano avere quest giornalisti visto che chiaramente in arabo non saprebbero nemmeno ordinare un caffé. E lo stesso vale per l'ebraico,visto che molti mostrano di considerare gli israeliani addirittura come anglofoni. Per tacere del povero Shimon Peres,il cui cognome è stato storpiato tante di quelle volte (Perez,Peretz,Peresh,Perèsh ecce.) da lasciarlo a brandelli. Eppure nessuno prenderebbe suls serio un libro scritto sulla Germania da una persona che poi,attraverso tutta una seria di "segnali" dimostrasse non non conoscere il tedesco,non vi pare?