Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Non dire notte, il romanzo appena uscito di Amos Oz Cosa ne pensano Elena Loewenthal e altri scrittori israeliani
Testata:La Stampa-Corriere della Sera Autore: Elena Loewenthal-Davide Frattini Titolo: «Non dire notte di Amos Oz»
L'uscita di un romanzo di Amos Oz cattura sempre la nostra attenzione. Pubblichiamo dalla STAMPA di oggi 24/02/2007 una nota di Elena Loewenthal, sua traduttrice (su TUTTOLIBRI), e una attenta cronaca della scena letteraria israeliana di Davide Frattini dal CORRIERE della SERA.
Elena Loewenthal:
«L'opera di Oz ha una certa quale intimità con il misterioso, un certo contatto visivo con l'invisibile, se volete; riesce a dare un aspetto verosimile al surreale», disse Arthur Miller in occasione di un incontro con lo scrittore israeliano. Quest'ultimo il tre marzo sarà a Pordenone per il festival che, giunto alla tredicesima edizione, la città, insieme all'associazione Thesis, «Dedica» quest'anno proprio a lui. Due settimane che prendono le mosse dall'incontro con l'autore, sabato 3 marzo alle 16,30, al teatro comunale. Non mancherà certo di rinnovarsi, in quell'occasione, quell'impagabile incontro fra verosimile e surreale, fra mistero e solarità, che si legge in filigrana in tutta l'opera di Amos Oz ed è specchio fedele, compassionevole ma anche impietoso, della natura umana. E' così anche nell'ultimo suo romanzo in uscita in Italia, «Non dire notte» (sempre per Feltrinelli), è così anche quella fantasiosa divagazione sul mestiere di scrivere e quello d'inventare storie, che sta nel libro cui sta lavorando, ancora inedito in Israele ma già dotato di un titolo «forte»: «Rhyming Life and Death». E' sempre così che lo scrittore incanta il suo pubblico: musicando la vita, e con essa la morte. Merito della sua arte ma fors'anche di quella tradizione ebraica aperta, flessibile, che egli delinea in questo saggio inedito in italiano e contenuto nel volume biografico preparato per il festival «Dedica».
Davide Frattini:
GERUSALEMME — È la generazione di piazza Rabin. Quelli che avevano vent'anni o giù di lì quando il primo ministro venne assassinato. Quelli che la notte del 4 novembre del 1995 erano a manifestare davanti al municipio di Tel Aviv e che hanno continuato a tornarci ogni anno. E' la generazione degli esausti. Quelli che sono diventati adulti e genitori, mentre il processo di pace perdeva i suoi figli. «Se abbiamo qualcosa in comune è l'incertezza — dice lo scrittore Etgar Keret, 39 anni, pubblicato in Italia da e/o —, ci legano elementi negativi: il disincanto, la demistificazione. Non crediamo più alle soluzioni. Vogliamo leggere e scrivere di quello che succede nelle nostre vite, non in questo conflitto». In fuga dall'impegno e dalla tutela dell'oligarchia letteraria (Amos Oz, A.B.Yehoshua, David Grossman), i giovani scrittori infilano nei loro libri quei pezzi di Israele che prima restavano ai margini, come nella società. «Fino alla metà degli anni Novanta — scrive Rochelle Furstenberg sul quotidiano Haaretz — il modello era ashkenazita, maschio, laico, sabra (nato qui, ndr) ». Adesso Dudu Bosi racconta (in Nobile selvaggio) dell'adolescenza in un sobborgo a sud di Tel Aviv, tra povertà, crimine e soprattutto esuberanza yemenita. Le donne parlano di maternità e delle ansie per i figli. Con Zeruya Shalev (Mondadori e Frassinelli), Orly Castel-Bloom (e/o), Avirama Golan, la mamma ebraica iperprotettiva alla Philip Roth viene rivelata per la prima volta da dentro. In queste storie personali e familiari, la Storia rimane alla porta, ma continua a bussare. Eshkol Nevo (nipote di Levi Eshkol, primo ministro negli anni Sessanta) descrive la Nostalgia per la casa, una malinconia che resta comune a israeliani e palestinesi. Nel romanzo appena pubblicato da Mondadori, le liti di vicinato si sovrappongono agli scontri tra Vicini, fino alla notte del 4 novembre 1995. «Alla fine in questo Paese — commenta Furstenberg — nessuno può davvero rimuovere le tragedie collettive dalla vita privata».