Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
E' un crescendo di piccoli e grandi segni di antisemitismo il nostro quotidiano. Ormai sono così tanti che non ci facciamo quasi più caso. Ed è questo il vero male. Si insinua nell'immaginario colletivo questo senso di accettazione o comunque di non concreto e attivo rifiuto di segni che negli "addetti ai lavori" richiamano l'indifferenza che nel passato ci ha portati alla rovina. Si passa da tremendi rifiuti di Israele come Stato, a informazioni scorrette sulla politica mediorientale, per cui sono sempre e solo gli israeliani a compiere massacri e non gli altri a causare giuste e ovvie reazioni. Si diffonde così un antisemitismo-antisionismo sempre meno strisciante. Si ripescano vecchi pregiudizi infamanti come "le pasque di sangue". Fatto editoriale di eclatante rinomanza, intorno al quale sono state scritte nei quotidiani fior di pagine, mentre al comune cittadino che scrive righe di protesta non si ritaglia neanche un coriandolo di spazio... E poi, a rendere ancora più amara la pozione di veleno quotidiana: Ecco la trovata malefica della bustina di zucchero con l'effige del Führer. Vorrei possedere un grammo del solito, immortale umorismo ebraico e dire, anche se fra i denti: "solo caffè amaro!" Maria Pia Bernicchia