Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
I minacciati siamo noi: una lettera ad Ariel Toaff 14/02/2007
Signor Toaff :
Giorni addietro ho ricevuto un bollettino dall' AntiDefamation League e sono rimasta sbalordita, e inorridita che un professore di un' universita' israeliana avesse pubblicato un libro che tendeva a provare che nel passato le azzime le facevano col sangue dei bambini cristiani. Ma quando ho letto il suo nome e cognome e quando ho controllato che non ci fosse un increscioso equivoco, sono rimasta fulminata.
Oggi leggo dal Corriere Della Sera che lei si sente minacciato. Beh si immagini noi! Non sara' il suo sangue ad essere versato (per carita' adesso lei dovrebbe essere pappa e ciccia con Ahmadinejad e quant'altri vogliono cancellarci dalla faccia della terra), ma il nostro. Del nostro sangue lei non se ne preoccupa pero'.
Quale danno lei reca alla comunita' ebraica italiana e mondiale e quale dolore lei reca a suo padre! Lei sicuramente conosce il concetto di leshon hara' e sicuramente sa che il suo libro e le sue parole calunniose e inescusabili causeranno innumerevoli morti e danni alla comunita' ebraica italiana e mondiale. Lo ripeto. Morti. Dolore e distruzioni sulla sua coscienza, sulle sue mani. Come se non bastassero 2000 e passa anni di calunnie e persecuzioni. Non penso che lei potesse commettere crimine piu' nefando.