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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
01.02.2007 Missione in Qatar di Shimon Peres
per fermare l'Iran

Testata: Il Foglio
Data: 01 febbraio 2007
Pagina: 1
Autore: la redazione
Titolo: «Il ritorno di Peres»
Dal FOGLIO del 1 febbraio 2007:

Gerusalemme. Era primo ministro quando, nel 1996, visitò per la prima volta il Qatar. Ora il vicepremier israeliano Shimon Peres, appena tornato da Doha, è il candidato più accreditato alla presidenza dello stato ebraico. L’attuale presidente, Moshe Katsav, autosospesosi, ha lasciato la residenza presidenziale pochi giorni dopo aver ricevuto l’annuncio della procura di un rinvio a giudizio pronto per lui. E’ accusato di scandali a sfondo sessuale. Il vecchio Peres, credibile e motivato candidato alla successione, torna piano al centro della scena politica regionale. In dieci anni è il funzionario israeliano di più alto rango a visitare l’emirato del Qatar. Il paese del Golfo, come i vicini, non riconosce formalmente Israele, ma con esso ha legami diplomatici di basso profilo e commerciali: a Doha c’è una delegazione israeliana. Nel 1996, Peres dal Qatar aveva ottenuto rifornimenti di gas. Questa volta Peres ha puntato di più sulla sostanza politica, e non ha tralasciato il cerimoniale. Ha incontrato gli studenti della sede distaccata dell’università americana di Georgetown, molti dei quali libanesi, siriani, palestinesi, che gli hanno posto domande pungenti. Ha partecipato a un programma della Bbc, Doha Debates. Ma soprattutto ha incontrato l’emiro sheikh Hamad bin Khalifa al Thani, il leader di un paese che è uno degli alleati più importanti degli Stati Uniti nella regione (ospita la base aerea americana al Udeid); è il solo nella zona del Golfo ad aver relazioni, seppur non formali, con Israele e allo stesso tempo con Hamas, che ha ricevuto diversi milioni di dollari da Doha negli scorsi mesi, Hezbollah e Teheran. I due leader hanno parlato di conflitto israelo-palestinese. Il Qatar è intervenuto, tra la fine dell’estate e l’autunno, come mediatore tra Hamas e Israele per ottenere la liberazione del caporale israeliano Gilad Shalit, rapito a giugno e ancora prigioniero del braccio armato del movimento islamico palestinese. Soprattutto Peres e sheikh bin Khalifa al Thani hanno parlato della minaccia atomica iraniana. Come gli altri paesi del Golfo, Doha teme una possibile espansione dell’egemonia iraniana sulla regione e assieme ai suoi vicini, come membro del Consiglio di cooperazione del Golfo, ha annunciato la possibilità di una corsa nucleare per arginare il rischio Iran. Assieme a Israele, Egitto, Giordania, il rais palestinese Abu Mazen e l’Arabia Saudita, Washington vede i paesi del Golfo, Qatar compreso, parte di una coalizione dei moderati in funzione antiiraniana e antisciita e in sostegno al nuovo piano americano in Iraq.

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