Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Hezbollah vuole la morte di Israele una cronaca corretta
Testata: Il Giornale Data: 31 gennaio 2007 Pagina: 11 Autore: la redazione Titolo: «Nasrallah: «Saremo il cimitero degli invasori»»
Dal GIORNALE del 31 gennaio 2007:
Israele sembra avere optato per la moderazione dopo l'attentato kamikaze di lunedì a Eilat, costato la vita a tre civili e rivendicato dai gruppi armati palestinesi Jihad islamica e Brigate Al Aqsa. Per ora la replica di Gerusalemme è stata simbolica. Nella notte i jet israeliani hanno colpito a Gaza un tunnel, vuoto, scavato dai miliziani verso il territorio dello Stato ebraico, vicino al terminale di Karni. Il premier Ehud Olmert non vuole rischiare di far saltare con una risposta muscolare la fragile tregua in vigore da due mesi con i palestinesi, mentre si avvia a una ripresa delle trattative con Abu Mazen. Un vertice a tre con il segretario di stato Usa Condoleezza Rice è previsto a febbraio. Ben diversa la scelta di toni di Hassan Nasrallah. Il leader libanese di Hezbollah ha detto ieri di fronte a una gigantesca folla, in occasione della ricorrenza più sacra degli sciiti, la Ashura, che «il futuro d'Israele è la morte, mentre il nostro futuro è la vita». «Israele è caduto nella tela del ragno», ha quindi affermato il leader di Hezbollah, riferendosi alla «vittoria divina» che il movimento sciita libanese - notoriamente appoggiato da Siria e Iran - proclama di aver conseguito nella guerra dell'estate scorsa contro Israele per il semplice fatto di non essere stato sconfitto totalmente sul campo.
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