Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
No, mai più. Dobbiamo lottare per difendere Israele. Non sono ebrea ma è come se lo fossi. Ho sofferto, da piccola per quello che immaginavo stesse succedendo, pur non immaginando mai le atrocità che subivano. Ho un'empatia che mi fa sentire fisicamente le loro sofferenze. Difendendo Israele, anche se la politica del suo attuale governo manca di saggezza, so che difendo la memoria dei 6 milioni di morti. E cosa sarebbe la civiltà occidentale senza l'apporto della cultura ebraica ? Quanti artisti, quanti genî ci hanno dato e ci danno ancora ? Lo Stato di Israele è il frutto del complesso di colpa che tutti gli stati occidentali hanno risentito dopo la guerra, quando sono venute alla luce le atrocità dei campi di Auschwitz, di Buchewald, di Bergen-Belsen, e altri - mentre tutti i governi sapevano benissimo quello che stava succedendo.
Ma Israele è anche un baluardo per la nostra civiltà. Piuttosto morire che accettare l'islamizzazione. E quelle giornate del ricordo, quei "mai più" sono delle farse, se non si difende come si deve Israele e tutti gli Ebrei del mondo. lettera firmata