Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Ayan Hirsi Ali e l'eredità di Martin Luther King cacciata dall'Europa, la dissidente islamica viene premiata in America
Testata: Il Foglio Data: 13 gennaio 2007 Pagina: 3 Autore: la redazione Titolo: «Ayaan Hirsi Ali Luther King»
Dal FOGLIO del 13 gennaio 2007:
Costretta a nascondersi dagli assassini dell’amico regista Theo van Gogh, Ayaan Hirsi Ali ha scoperto che il governo olandese e i suoi concittadini erano imbarazzati a ospitare una dissidente islamica. Apostata sfrattata senza diritto di passaporto, Ayaan è stata accusata in Olanda di aver provocato un “trauma” nel dialogo interreligioso, la sinistra e le femministe hanno usato epiteti come “fondamentalista” e “razzista”. Quando nell’agosto 2004 è stato trasmesso “Submission”, lo storico Geert Mak si è spinto a paragonarla all’“Ebreo eterno” di Goebbels. Aveva ragione Jonathan Laurence all’indomani dell’esilio di Hirsi Ali a Washington a ricordare sull’Economist che “l’America è un posto migliore dell’Europa sia per i musulmani sia per gli anti-islamisti”. Quell’America che ora le assegna anche la celebre medaglia dedicata al reverendo Martin Luther King. Una storica organizzazione per i diritti civili degli afroamericani, il Congresso per l’eguaglianza razziale, ha riconosciuto che Hirsi Ali ha fatto di più per i diritti degli apostati e delle donne sottomesse nell’islam della macchina da guerra politicamente corretta. Nessuno voleva saperne dei quartieri islamici a Rotterdam e Amsterdam, dove la polizia non metteva piede e le donne erano sottoposte a mutilazione genitale (come Ayaan). Lei ci è entrata, da assistente sociale e da deputata liberale. E ha fatto la sua guerra, intanto veniva accusata da Libération di “usurpare l’asilo politico” e il magazine inglese Emel parlava della “brown lady”. Con questo importante riconoscimento, gli antisegregazionisti americani elevano pubblicamente il contributo di una donna ferita, nel fisico e nell’immagine, alla battaglia contro l’islamismo. “La libertà non si ottiene gratis”, aveva detto Ayaan a Berlino un anno fa. Una lezione che i neri d’America conoscono bene. Non l’Europa segregata in un’algida indifferenza multiculturale.
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