Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Non condivido neppure una parola di quello che ha scritto Mieli.E l'espressione super abusata "giustizia dei vincitori" la trovo vuota e stucchevole.E' ovvio che un dittatore può essere giudicato solo se "vinto".O un criminale come Saddam non andava giudicato? E chi ha il diritto se non il suo popolo? Con una procedura assolutamente nuova e civile per un paese arabo.Trovo molto più interessanti le opinioni di Allam ed altri.Sarebbe stato più opportuno giudicare Saddam per il complesso dei suoi crimini,oppure cominciare con un processo per vittime sunnite.Ma i suoi crimini sono ormai storia e penso che gli iracheni abbiano l'intelligenza e il diritto di decidere.Certo questo diritto non c'è l'ha l'europa,visto che, se fosse stato per l'amico chirac e soci,Saddam sarebbe ancora li.Vittorio Grassi.