Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Una lettera inviata al Corriere della Sera e ricevuta in copia.
Caro Romano,
è di questi giorni la notizia della condanna a morte di Saddam Hussein, e già sono state avanzate domande di commutazione della pena. Questo atteggiamento lo trovo, a dir poco, sconcertante: chi chiede la modifica della sentenza, non si rende conto che Saddam è stato un dittatore sanguinario che ha condannato a morte i suoi oppositori? Nessuno ricorda che Saddam ha gasato 5mila curdi (uomini donne e bambini) che avevano la sola colpa di esistere? Perchè dare ad un simile individuo maggiori possibilità di quelle che hanno avuto le sue vittime? Non amo certo la pena di morte, ma in certi casi credo che sia una scelta obbligata, ed è inutile che Saddam manipoli la realtà proclamando che morirà come un martire: òa verità è che morirà come un delinquente, e in cuor loro lo sanno anche tutti i nostri cari buonisti.