Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Nel 91 fu cacciato Barre e presero piede i signori della guerra. Guerra di bande. Nel 93 l'ONU e gli USA cercarono di mettere ordine, ma alle prime perdite si ritirarono. Fino a qualche mese fa disinteresse generale per quel che succedeva a Mogadiscio, che si arrangiassero. Poi si cominciò a parlare di "Corti Islamiche", si scoprì che portavano "sharia and order", anche se pagate da Bin Laden. Si poteva circolare per Mogadiscio e dormire in albergo, con inevitabili confronti con Baghdad, quasi a rimpiangere Saddam, dimenticando, per odio antiamericano, il milione e più di morti iracheni tra guerre e genocidi. Poi ci si accorse che ad Addis Abeba la cosa non poteva piacere e che gli USA forse sarebbero usciti dal disinteresse per la Somalia, ma si confidava sul fatto che gli etiopi sono i nemici secolari dei somali, che avrebbero combattuto fino alla morte se gli etiopi avessero invaso. Ieri sera il solito TG1 annunziava, preoccupato da una facile avanzata dei "regolari" (si fa per dire) appoggiati da carri e aerei etiopi, verso Mogadiscio, il rischio di un'"emergenza umanitaria" perchè a Mogadiscio sarebbe corso moltissimo sangue. Il soliito francese invocava l'intervento della "comunità internazionale" per arrestare il massacro, anche se si doveva ammettere che gli islamici avevano preso a scappare. Gli americani, combattendo una "proxy war", una guerra per procura, rischiavano di finir male per l'ennesima volta, scriveva ancora ieri l'Herald Tribune, giornale liberal accecato dall'odio per Bush Stamattina sono andato a curiosare sul Televideo (non che sia poi così affidabile). Sembra che a Mogadiscio regni la tranquillità in attesa dei "regolari", che i soldati arruolati dalle corti islamiche aderiscano in massa al governo "regolare" e che per ora gli islamici sono scappati a Chisimaio. Vediamo come finirà. Ma perchè questi liberals non si dedicano più correttamente a qualche attività irrazionale, tipo il tifo calcistico? Cordiali saluti Agostino Castiglioni