Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Testata: Informazione Corretta Data: 08 dicembre 2006 Pagina: 1 Autore: Luciano Tas Titolo: «Mattoni per il muro dell’odio»
Nella vulgata del conflitto arabo-israeliano è data come verità quasi unica come causa del perdurare di quel conflitto l’indiscriminato appoggio degli Stati Uniti a Israele. Una incessante campagna mediatica (oggi diremmo bipartisan) ha avvalorato il concetto.
Alla luce dei fatti e non dei pregiudizi si può invece sostenere che gli Stati Uniti non sono stati sempre dalla parte d’Israele.
Alla fine della guerra arabo-israeliana del 1956 proprio le perentoriepressioni americane costrinsero Israele a ritirarsi dal Sinai e dalla rive del canale di Suez, dove erano riusciti ad arrivare, e tornare ai confini (provvisori) del 1949.
Era stata invece l’Unione Sovietica a puntare tutte le sue carte (e armamenti) sul cavallo arabo, in chiave antisraeliana e antioccidentale.
A partire dal 1953 (e segnatamente dal 1956) le armi sovietiche, il cui prezzo d’acquisto era legato a un pacchetto ideologico e politico confusamente medieval-marxista, hanno infettato gran parte del mondo arabo.
Il conflitto arabo-israeliano è stato dunque fortemente fomentato e concretamente nutrito dall’URSS, con l’appoggio acritico di molti suoi simpatizzanti europei.
Sarà vero, non sarà vero, ma certo è che l’inviato dell’“Unità” in Medio Oriente già nel maggio del 1950 scriveva che il 1° maggio dai “villaggi arabi della Galilea saliva al cielo il nome di Stalin”, i cui crimini, le cui stragi, dopo la sua morte vennero gentilmente derubricati in “errori” e in “violazioni di legalità”.
Alcuni “errori” di Stalin sono proseguiti anche con i suoi successori. Nelle guerre arabo-israeliane del 1956, del 1967 e del 1973, l’armamento dei paesi arabi aggressori era interamente “made in URSS”: carri armati, artiglierie, aerei da combattimento.
Solo nel 1973, quando sembrava che Israele stesse per soccombere agli attacchi di Egitto e Siria, gli Stati Uniti hanno fornito a Israele (con un ritardo che qualcuno ha giudicato intenzionale e “politico”) i mezzi per farvi fronte, come si sa,vittoriosamente.
E’ quindi per venti anni (almeno) che l’Unione Sovietica ha soffiato sul fuoco della guerra, foraggiando in armi Egitto, Siria, Iraq, e incoraggiandoli a non assorbire e integrare i profughi palestinesi della guerra 1948/1949 e i loro discendenti, tenuti invece in campi (in gran parte mantenuti dalle Nazioni Unite) come arma politica.
Un rifornimento continuo di mattoni – dai kalashnikov ai Mig – per la costruzione di un muro dell’odio (questo sì il vero “muro”) a paesi aggressori e movimenti terroristici, il cui obiettivo finale non era e non è di far valere delle ragioni, ma di distruggere quel minuscolo pezzo di Occidente in Asia che è Israele.
Questo però è poco ricordato. Qualsiasi cosa avvenga, si ricordano invece volentieri le azioni, sempre “cattive” del Grande Satana USA e del Piccolo Satana Israele. Sempre loro, qualsiasi cosa avvenga.
Ma si sa, “je suis tombé par terre, c’est la faute à Voltaire”.