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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Giorgia Greco
Libri & Recensioni
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Mordechai Richler L’apprendistato di Duddy Kravitz 21/11/2006
L’apprendistato di Duddy Kravitz                   Mordechai Richler
Casa Editrice                                Adelphi     Euro 19,50
Traduzione di Massimo Birattari


Montréal, Canada: irresistibile crogiuolo etnico, sociale, culturale, e
dunque linguistico, con il francese, l’inglese e lo yiddish ebraico. Siamo
nel 1947 e appare in scena il quindicenne Duddy Kravitz, protagonista dello
splendido romanzo di Mordechai Richler (1931-2001).
L’iniziazione alla vita di Duddy si dispiega in uno spumeggiante crescendo,
vissuto nella frenetica progettualità della città multietnica. Si comincia
male, a scuola, con un autoritario professore scozzese antisemita. Ma Duddy
sogna in grande, e soprattutto si rende conto che non bisogna rispettare i
codici di una società borghese spietata nel suo falso moralismo. Così
deciderà che la trasgressione calcolata è l’unica arma per giungere al
successo.
Ne farà di tutti i colori, mentendo, truffando, con vari mestieri.
Significativamente il romanzo si chiuderà con una liberatrice risata,
perché la vita si può continuamente reinventare.
Ma il romanzo ci consegna una continua invenzione di situazioni, di
linguaggio: Duddy è insieme un estremo picaro e la quintessenza del grande,
beffardo umorismo ebraico, onde le frequenti inserzioni yiddish, chiarite
in appendice dall’ottimo traduttore Massimo Birattari. Dicono che Richler
ha anticipato Philip Roth; no, è Richler basta e avanza.

Claudio Gorlier
Panorama

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