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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
15.11.2006 Pregiudizi antisraeliani in corteo: le contraddizioni della maggioranza di governo
un editoriale di Piero Ostellino

Testata: Corriere della Sera
Data: 15 novembre 2006
Pagina: 1
Autore: Piero Ostellino
Titolo: «Cattive tentazioni»
Dal CORRIERE della SERA del 15 novembre 2006:

Sabato prossimo si terranno a Milano e a Roma due manifestazioni sulla questione israelo- palestinese. Quella di Milano della «Tavola della pace», promossa dalla Cgil e da movimenti della sinistra cattolica — cui aderiscono Ds, Margherita, Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi — sembra proporsi come la manifestazione di segno moderato. Quella di Roma del «Forum Palestina», promossa dalla sinistra della sinistra pacifista — cui aderiscono «Ernesto», la componente estremistica di Rifondazione, partecipano, a titolo personale, il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, e, forse, qualche transfuga dell'ultima ora — sembra configurarsi come la manifestazione di segno radicale. I segretari dei Ds, Piero Fassino, e della Margherita, Francesco Rutelli, non parteciperanno di persona né all'una, né all'altra. Ma rispetto anche alla «piattaforma» della manifestazione di Milano hanno redatto e sottoscritto una propria personale dichiarazione. Fin qui, sempre che mi sia raccapezzato in mezzo a tante «variazioni sul tema» e salvo cambiamenti sempre possibili, queste sono le formazioni delle squadre in campo.
Ora, che in democrazia si svolgano, sullo stesso argomento, manifestazioni di segno opposto e contrario è del tutto normale. Si chiama pluralismo. Un po' meno normale è che dentro lo stesso partito ci sia chi la pensi in modo opposto e contrario, ma rientra ancora in una logica pluralista. Un partito è pur sempre un'associazione privata i cui soci, se tutti sono d'accordo, hanno il diritto di pensarla ciascuno come vuole. Del tutto fuori d'ogni normalità e difficilmente catalogabile come pluralismo è, invece, che ciò accada dentro il governo. Quest'ultimo non è un'associazione privata, bensì il potere esecutivo, dalle cui componenti sembrerebbe lecito aspettarsi una qualche omogeneità di indirizzi e una certa continuità politica, soprattutto quando si tratta della collocazione internazionale del Paese.
È, dunque, per queste ragioni di ordinario senso comune che a me pare francamente discutibile la piattaforma della manifestazione moderata là dove auspica «il blocco del commercio di armi e degli accordi militari verso tutti i Paesi in conflitto» e mette perciò sullo stesso piano l'aggredito (Israele) e l'aggressore (il Libano di Hezbollah, che continua a rifornirsi di armi dalla Siria nel colpevole e scandaloso disinteresse delle truppe dell' Onu, fra le quali le nostre). Tanto meno credibili e accettabili — qualora una o entrambe le manifestazioni degenerassero nelle bandiere di Israele bruciate e negli slogan del tipo «Dieci, cento, mille Nassiriye» — sarebbero le ordinarie giustificazioni che, in questi casi, oppone la parte moderata secondo le quali si sarebbe trattato dei «soliti estremisti». Ci deve pur essere un limite alla diversità ideologica e alla frammentazione politica all'interno di una composita coalizione di governo, oltre il quale ne va della credibilità del Paese.
Del resto, questo limite è facilmente identificabile. Nella dichiarazione congiunta, inconfutabile e definitiva del diritto di Israele a esistere che tutte le forze di governo dovrebbero sottoscrivere e chiedere al mondo arabo e islamico di fare propria. È mai possibile che a tanti italiani — che si dichiarano e, probabilmente, sono sinceri democratici — non importi nulla che Israele sia una democrazia e gli Stati che la attorniano e ne minacciano la sopravvivenza non lo siano?
postellino@corriere.it

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