Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Il Libano non compra più le armi italiane il lamento di Ugo Tramballi e del quotidiano della Confindustria
Testata: Il Sole 24 Ore Data: 29 ottobre 2006 Pagina: 7 Autore: Ugo Tramballi Titolo: «La burocrazia frena gli aiuti»
Il titolo dell'articolo di Ugo Tramballi pubblicato dal SOLE 24 ORE del 29 ottobre 2006 è "La burocrazia frena gli aiuti". Nel testo si scopre che gli "aiuti", destinati al Libano e provenienti da Italia e Francia, sarebbero di un genere piuttosto particolare. Ecco come inizia l'articolo:
Un ammiraglio francese è stato incaricato dal suo Governo di occuparsi delle "forniture" all'esercito libanese. Dovrà cioè accellerare la vendita dell'equipaggiamento necessario perché l'Armée abbia la forza per controllare il Sud del Paese. Due mesi fa i libanesi avevano passato la loro lista della spesa agli italiani: ritenevano che, avendo promosso sul piano politico il rafforzamento dell'Unifil e poi mandato più degli altri, l'Italia dovesse avere la quota principale di una commessa militare da circa 500 milioni di dollari. Sembra si siano stancati di aspettare.
Tramballi e il SOLE , dunque , si preoccupano delle lentezze che hanno fatto perdere all'Italia una commessa militare da parte dell'esercito libanese. Esercito che non si è ancora impegnato nel disarmo di Hezbollah ( e che anzi ne include i quadri al suo interno) e he continua a considerarsi in stato di guerra con Israele.