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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Lettera ad un cardinale nell'aldilà 14/10/2006
Lettera aperta a S.E.  Cardinal Jozef Mindszenty Primate d'Ungheria
 
 
Eminenza Illustrissima,
 
ricorre in questi giorni il 50° anniversario dell'invasione dei carri armati sovietici che soffocarono nel sangue il tentativo della cattolica nazione ungherese di ribellarsi al duro e spietato gioco del comunismo. Ella ne fu una nobile figura. Figura oggi negletta e dimenticata da tutti.
Oggi la nostra fede, quella dei nostri Fratelli Maggiori e la loro esistenza, é minacciata da un altro mostro forse più forte e pericoloso del comunismo di cui Ella fu martire ed oppositore.
Sono certo che oggi, di fronte a questa nuova guerra contro il cristianesimo e contro il diritto all'esistenza di Israele, Ella sarebbe il primo a far sentire la Sua ferma voce in difesa del Vicario di Cristo, Cui nelle Sue Memorie dedica le sofferenze e le umiliazioni patite, e a difesa dei nostri  Fratelli Ebrei a differenza dei Suoi pavidi confratelli rimasti i più nei più avvilenti dei silenzi.
Ricordo quando "ragazzo della buona stampa" distribuivo tra gli insulti dei ballatoi e delle ringhiere di Turro-Milano L'Italia il quotidiano cattolico di un tempo che parlava della Sua dura prigionia: ora L'Avvenire tace.Tace come tutti i quotidioni ai quali mi sono rivolto affinchè Le dedicassero in questi giorni la giusta memoria.
Faccio ora affidamento agli Amici di Informazione Corretta affinchè queste poche parole le arrivino ad Estergom dove riposa cullato nel Suo sonno dalle onde del Danubio.
Ricordo il Suo sorriso quando molti anni fa, in una fredda mattinata di novembre, ci incontrammo per un attimo in un collegio di Suore viennese sede del Suo esilio.
Le ho dedicato il mio ultimo lavoro scientifico presentato, anni fa,  proprio in quel di Bupadest ma in una Ungheria libera e sovrana come era e fu Suo desiderio.
Il Duomo di S. Stefano, pur disadorno e privo delle sue campane, in quella domenica era affollato: gli Ungheresi grazie a Lei erano rimasti fedeli in Cristo. La chiusura della navigazione sul Danubio ha impedito un nuovo seppur diverso incontro, me scuso.Sono certo che Papa Benedetto provvederà quanto prima a renderLe come merita gli onori degli altari o quantomeno me lo auguro, anche se so in cuor mio che Ella non se ne cura.
Eminenza Carissima La lascio al Suo eterno sonno con l'unica  speranza che almeno la mia voce, grazie ad Amici amanti della Verità e della Giustizia, Le possa giungere carezzevole: non mi facciano anch'Essi torto.
Con filiale devozione
 
Giuseppe Casarini-Binasco (MI)

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