Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Riceviamo e pubblchiamo una lettera inviata a La REPUBBLICA:
Egr. Sig. Politi,
E' davvero stupefacente che un giornalista capace e informato come Lei, con tutto quello che sta avvenendo nel mondo islamico [ diciamo da almeno trent'anni ?] non sia "dubbioso" della capacità di quel mondo a misurarsi con la "laicità" [a proposito ha qualche esempio in contrario da citare?].
Per aver affermato il Suo _*punto di vista, *_di cui non si può condividere neanche una virgola, ci sarebbe da esigere delle scuse pubbliche per la grave offesa che Lei ha arrecato alla Comunità cattolica e al Papa, rei di esercitare (guardi un po') la propria libertà di pensiero e di espressione [ha presente: gli illuministi? i pensatori liberali? Voltaire, Locke, Cartesio ecc. ecc.?].
Mi viene da pensare che Lei è fortunato ad avere "offeso" - con il Suo _*punto di vista *_e la Sua _*opinione*_ - [ha presente la libertà di pensiero e di opinione, di discussione, di elaborazione del pensiero, di confronto delle posizioni ecc.ecc.?], soltanto una Comunità religiosa, il Papa e in genere tutte quelle persone che, come me, - confidando nel diritto della ragione e della libertà di espressione - non agognano a sottomettere [negare, intimorire, conculcare, uccidere, decapitare ecc. ecc.] il proprio interlocutore.