Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Fondati timori sulla missione italiana in Libano 14/09/2006
Cari Redattori di I.C.,
gli articoli di oggi: Ruggeri su Libero, Guzzanti su Il Giornale offrono ulteriori elementi di giudizio sulla realtà di alcuni aspetti della missione Unfil in Libano:il primo mette in luce il costante e minaccioso pericolo di Hetzbollah, il secondo rileva e denuncia con sdegno e fierezza " l'ignoranza politica, la protervia decisionale, la sottovalutazione dello stato delle cose " da parte della maggioranza di governo nella gestione del contributo italiano a tale missione. Ieri, il Prof. Giorgio Israel alla luce di un'analisi acuta e brillante in prospettiva della dubbia efficacia della missione Unfil e della sua mera sterilità, poiché figlia del trionfio multilateralismo europeo e della sua miopia politica, giungeva a ravvisare in essa una possibile "trappola" per Israele ed esortava la dirigenza dello Stato Ebraico a prendere per il futuro le giuste decisioni con un imperativo :" Israele svegliati!".
Ieri ci siamo accomunati a tale esortazione pur nella certezza che essa fosse superflua, data la costante e continua necessità di Israele, a partire dalla sua fondazione, di guardarsi alle spalle, oggi, dopo quanto riportato da Ruggeri e riferito da Guzzanti sulle Commissioni Estere, sulle loro "visioni" medio-orientalie e sull'allegra gestione delle stesse, temiamo, non solo per Israele, ma di più per la "trappola" tesa dall'Unione ai soldati italiani.
Israele sa come districarsi e come uscirne vittoriosamente ma i nostri?
La speranza e l'augurio: essere stati cattivi profeti!