Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Non chiamiamo "kamikaze" i terroristi suicidi 11/09/2006
Kamikaze significa in giapponese ³Tempesta divina². Tale nome venne attribuito ai soldati del valoroso gruppo speciale d¹assalto dell¹esercito giapponese, in ricordo della tempesta che nel XIII secolo spazzó via la flotta d¹invasione mongola. Il Kamikaze segue l¹etica del Bushido, il codice cavalleresco contenente le regole cui deve attenersi un vero guerriero Samurai: cosí come il Samurai era pronto a sacrificare la propria vita pur di difendere il Giappone ed il suo Imperatore, allo stesso modo il Kamikaze è disposto a scagliarsi contro una portaerei del nemico pur di salvare il suo paese dalla sconfitta. Uno di loro scrisse: ³ pensare agli inganni di cui i cittadini innocenti sono stati vittime da parte di alcuni nostri scaltri politicanti mi lascia un sapore amaro in bocca. Ma accetto di ricevere ordini dall¹alto comando e perfino dagli uomini politici, perché credo nello Stato giapponese. Il modo di vita dei giapponesi è veramente bello e io ne sono fiero, come sono fiero della storia e della mitologia giapponese che riflettono la purezza dei nostri antenati a la loro fede nel passato. E¹ un onore poter offrire la mia vita in difesa di valori cosí belli e alti.² Selezionati nelle migliori università giapponesi, questi eroi si votavano alla morte per compiere fino in fondo ed al meglio il loro dovere nell¹interesse del loro paese e del loro onore di Samurai.
Oggi, sui giornali italiani il termine Kamikaze viene attribuito a spregevoli attentatori suicidi di religione islamica (che gli Americani definiscono correttamente ³suicide bombers²), i quali si fanno esplodere in mezzo ai civili, poco importa se uomini, donne o bambini, al fine di ritrovarsi in paradiso in quanto dimensione ideale dove vivere godendo di tutti i piaceri, con settantadue vergini.
Trovo la confusione molto grave, soprattutto in un paese in cui ci si vanta spesso di capire le culture e conoscerne la storia. Ariel Segre Amar