Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L'Iran sfida una comunità internazionale divisa un editoriale di Livio Caputo
Testata:La Provincia di Cremona Autore: Livio Caputo Titolo: «Iran arrogante e il resto del mondo è diviso»
Da La PROVINCIA di CREMONA, un editoriale di LIvio Caputo:
Gli europei, pur riconoscendo che Teheran continua a sfidare il resto del mondo e, la scorsa settimana, ha dato una risposta del tutto insoddisfacente alla proposta di scambiare la rinuncia all’arricchimento con un pacchetto di importanti incentivi economici e politici, sono favorevoli a tentare un ultimo round negoziale prima di passare all’azione. Dal canto loro Russia e Cina, pur avendo votato a luglio a favore dell’ultimatum, hanno pochissima voglia di applicarlo per timore di compromettere i loro stretti rapporti economici con l’Iran. Su tutti, poi, pesa la velata minaccia di Teheran di rispondere a eventuali sanzioni con un taglio o addirittura una temporanea sospensione delle esportazioni di petrolio, che farebbe schizzare il prezzo del greggio verso i cento dollari al barile. Alle divisioni e ai dubbi della comunità internazionale fa riscontro una crescente arroganza da parte dell’Iran, che non solo ignora le pressioni per indurla a sospendere il suo programma nucleare, ma mette anche in dubbio l’autorità del Consiglio di Sicurezza, insiste nei suoi attacchi agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna e ribadisce la sua volontà di porre fine alla esistenza di Israele. Il presidente Ahmadinejad e il suo ispiratore, l’ayatollah Khamenei, contano sul fatto che le divisioni tra le grandi potenze e la complessità della situazione mediorientale garantiscono loro una sorta di immunità, qualunque cosa dicano e qualunque cosa facciano. In un momento in cui i Paesi arabi tendono a tenere un profilo basso, l’Iran punta chiaramente alla leadership del fronte islamico radicale, cercando di mobilitare non solo gli sciiti dell’Iraq, dell’Afghanistan, del Libano e della penisola arabica, ma anche parte del mondo sunnita, tra cui certamente la galassia di Al Qaeda e gli estremisti palestinesi. Se, ogni tanto, fa delle mezze aperture verbali e propone la ripresa dei negoziati, Teheran non lo fa certo in vista di una marcia indietro, ma solo per guadagnare tempo. Oltre tutto, finché mantiene alta la tensione internazionale, riesce a contenere meglio il malcontento interno, dovuto sia alla soppressione delle libertà fondamentali, sia a una situazione economica che, nonostante le favolose entrate petrolifere, è poco meno che catastrofica. Ora che l’ultimatum è scaduto, l’Occidente dovrà comunque, anche per salvare le apparenze, arrivare a qualche decisione: potranno essere sanzioni selettive anche senza la benedizione dell’Onu; potrà essere una ulteriore risoluzione del Consiglio più incisiva ma non ancora sanzionatoria, potranno essere nuovi aiuti all’opposizione interna nella speranza che il malcontento popolare porti a un collasso del regime. Comunque vada, sarà un autunno caldo, perché al punto in cui si è giunti il problema non potrà più essere scopato sotto il tappeto.
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