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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera - Il Foglio Rassegna Stampa
30.08.2006 "Estirpare Israele"
l'ignobile progetto di Ahmadinejad

Testata:Corriere della Sera - Il Foglio
Autore: Michele Farina - la redazione
Titolo: «Ahmadinejad minaccia Israele: «Va estirpato» - Il disegno egemonico di Teheran»
Dal CORRIERE della SERA del 30 agosto 2006:

Manda in pensione il Consiglio di Sicurezza («uno strumento che ha fatto il suo tempo»). Definisce «improbabili» le sanzioni. Ribadisce che il «pacifico» programma nucleare iraniano va avanti: «Nessuno potrà impedirci di proseguire», neppure Kofi Annan atteso sabato a Teheran. E poi torna ad attaccare Israele («la radice delle tensioni in Medio Oriente, va rimossa»), bastona Usa e Gran Bretagna («la fonte dei problemi del mondo») salvo sfidare George Bush a partecipare a un dibattito tv a condizione che — a beneficio del popolo americano — sia «senza censure».
Parla sullo sfondo di un tendone blu, Mahmoud Ahmadinejad. I giornalisti sono quasi tutti iraniani. Uno recita una poesia in onore del presidente. Ma altri lo incalzano, a sorpresa, sui temi dell'economia: «Il cibo costa troppo». Il prezzo della benzina «agevola i ricchi». Il presidente ammette che bisogna fare di più. Ma sembra maggiormente a suo agio parlando di America e nucleare. In un angolo, il ritratto dell'ayatollah Khomeini dovrebbe vegliare su di lui ma forse lo guarda un po' torvo. Ahmadinejad, 50 anni a ottobre, ha passato la boa del primo anno da presidente. E' stato eletto come il «Robin Hood» di Teheran, con la promessa di togliere ai potenti (anche ai mullah) per dare ai poveri. Che paradosso: un ex sindaco che in campagna elettorale non ha quasi mai parlato di politica estera da un anno si trova a gestire (per conto della Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei) una delle più delicate crisi internazionali nella storia del suo Paese.
E' forse la sua ultima parola prima della scadenza del 31 agosto, data entro la quale il Consiglio di Sicurezza ha intimato all'Iran di sospendere i programmi per l'arricchimento dell'uranio (passo per arrivare alla bomba atomica) pena l'imposizione di sanzioni economiche e diplomatiche.
«Le sanzioni? Certo non saremo felici se useranno qualcosa di diverso dalla logica. Ma non siamo preoccupati. Siamo in grado di difendere i nostri diritti». Caute minacce: «Le nostre decisioni saranno proporzionate alle loro». Comunque, Ahmadinejad ritiene «improbabili» le sanzioni. I cinque membri permanenti sono divisi, con Russia e Cina ora contrarie a punire Teheran. Le parole di Ahmadinejad toccano tutti («E' passato il tempo del Consiglio di Sicurezza») ma sono indirizzate contro Washington e Londra: «Il loro diritto di veto è un insulto all'indipendenza delle nazioni». Le ragioni risalgono alla Seconda Guerra Mondiale, dice Ahmadinejad: «i vincitori » hanno usato la fine del conflitto per imporre il loro dominio.
Gli chiedono se la sua visione del Medio Oriente si sia ammorbidita. Dopo aver intimato che Israele «andava spazzata via dalle cartine», l'altro giorno Ahmadinejad ha detto che l'Iran non minaccia nessuno, neppure il «nemico sionista». Ammorbidimento? «Vogliamo che la radice delle tensioni sia rimossa. Durante questi 60 anni, qual è stata la radice dei massacri e dei conflitti?». Allude a Israele, nata nel '48. «La soluzione è semplice, ma niente è cambiato». «Islamo-nazista», lo accusano i Radicali Italiani. Ci sono accuse che più preoccupano «il Robin Hood di Teheran» e i suoi protettori, giunti al potere con una piattaforma piuttosto «marxista-islamista», come rileva Alex Vatanka sul Christian Science Monitor. I progressi economici promessi non si sono visti (eventuali sanzioni internazionali colpirebbero di più i ceti poveri), si vedono le proteste di piazza (dagli insegnanti agli autisti) contro i salari da fame. Mentre i duri del clero si rifanno sentire: confisca di antenne paraboliche, divieto per le donne di fumare nei caffè.

Dal FOGLIO, un editoriale sull'"ignobile progetto" di Ahmadinejad:

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad punta a evitare qualsiasi conseguenza del suo reiterato rifiuto ad accettare le decisioni dell’Onu che gli imporrebbero di fermare il suo progetto nucleare. E’ possibile che ci riesca, perché il suo impasto di atti e dichiarazioni minatorie e di insinuazioni demagogiche esprime una linea politica astuta, che punta ad approfittare delle divisioni fra le grandi potenze e soprattutto delle divergenze interne al campo occidentale. Il fatto che sia un fanatico non significa che non sappia usare le armi della politica, come ha fatto anche all’interno del suo paese, dove è riuscito a ottenere una certa autonomia dalla gerarchia degli ayatollah. La chiave della sua azione è la volontà di far riconoscere all’Iran uno status da grande potenza, da ottenere non attraverso l’espansione dell’islam sciita, come pensano i teocrati, ma attraverso concrete azioni politiche e militari. Ponendo l’obiettivo di “estirpare” Israele si propone come leader di tutto l’islam estremistico, non solo di quello sciita, e ha ottenuto qualche primo risultato con l’attacco degli Hezbollah a Israele simultaneo a quello delle formazioni militari di Hamas. Questa aggressione bilaterale è anche servita a bloccare decisioni sull’Iran dell’Onu, il che porta Ahmadinejad a dichiarare che “il momento per utilizzare lo strumento del Consiglio di sicurezza è passato”.
La proposta di una ennesima fase di trattative sul nucleare, senza alcuna sospensione delle attività di arricchimento dell’uranio, si accompagna alla speciosa richiesta di un confronto diretto con il presidente americano, che gli servirebbe ad apparire definitivamente come il leader dell’islam antiamericano. Il tentativo un po’ scoperto di approfittare delle tensioni che si sono create attorno a George W. Bush era stato preceduto da quello, per la verità piuttosto incauto, di trovare qualche consonanza nella cancelleria berlinese sulla sua definizione dell’Olocausto come menzogna antitedesca. Qualche esito la politica di Ahmadinejad l’ha ottenuto. C’è chi è tentato di far finta di credere alla favola di ulteriori trattative per non doversi impegnare su un fronte che potrebbe avere costi rilevanti, a cominciare da quello di un nuovo rincaro petrolifero. Soprattutto ancora non si vede una strategia che si contrapponga efficacemente alla minaccia nucleare iraniana, che è parte di un disegno egemonico non solo regionale che, se si realizzasse, porterebbe inevitabilmente a un conflitto di immense proporzioni.

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