Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Dell'abuso della parola "martirio" un editoriale di Magdi Allam
Testata: Corriere della Sera Data: 05 agosto 2006 Pagina: 37 Autore: Magdi Allam Titolo: «L'EX AMBASCIATORE E LA PAROLA MARTIRE»
Dal CORRIERE della SERA del 5 agosto 2006, un editoriale di Magdi Allam:
In una lettera inviata al quotidiano la Repubblica l'altro ieri, l'ex ambasciatore d'Italia a Beirut Giuseppe Cassini, intervenendo sulla guerra in corso in Medio Oriente, scrive: «Ora è giunto il momento che ogni città martire libanese sia "adottata" da una città italiana». «Martire» è usata senza virgolette, così come invece Giuseppe Cassini fa poco prima parlando del Libano «liberato» sei anni fa. Quando nel 2000 gli israeliani decisero di ritirarsi e Hezbollah si aggiudicò il merito della «liberazione». Ebbene, a meno che non si sia trattato di una svista, l'ex ambasciatore Giuseppe Cassini sembra sposare l'interpretazione del martirio islamico propria di Hezbollah. Per il movimento terroristico libanese, i suoi caduti nella guerra contro gli israeliani sono «martiri«, tutti i civili libanesi uccisi sono indistintamente «martiri», le città libanesi bombardate sono ugualmente «martiri». Si tratta di una visione ideologizzata dell'islam radicale «adottata» anche dalla nostra magistratura, che il 27 giugno scorso, con un'ordinanza del Tribunale della libertà di Bologna, ha sostanzialmente legittimato come «martire» chi muore in Afghanistan uccidendo dei soldati della forza multinazionale tra cui figurano anche degli italiani. In questo contesto di mistificazione della realtà e perversione etica, non ci sarà da stupirsi se, Dio non voglia, qualora dovesse succedere un attentato terroristico suicida islamico in Italia, qualcuno nobiliterà i suoi autori come «martiri».
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