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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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La conferenza di Roma 28/07/2006

Lettera giunta in redazione il 26 luglio 2006:

Ho seguito tutto il giorno le notizie provenienti da Roma, dalla cosiddetta "conferenza della pace", facendo zapping da un canale italiano e l'altro. Sono rimasta senza parole nell'ascoltare la conferenza stampa, dove non è stato mai citato Hetbollah, mai menzionata la causa scatenante del conflitto (lancio dei katiusha, rapimento dei soldati), mai citato Israele, sottoposto quotidianamente a lanci di missili.   Inoltre ho trovato indecente il discorso di Seniora, che, dopo aver detto di non essere stato al corrente dell'attacco Hetbollah, ha avuto la faccia tosta di dire che gli stessi sono  difensori del paese, ammettendo quindi la propria responsabilità nella situazione, sempre negata.  Allo stesso Siniora, ospite d'onore del summit, è stato concesso il privilegio di un durissimo attacco a Israele, fatto di bugie e falsità, senza contraddittorio, dato che Israele, era assente, in quanto non invitato. Quanto poi al presidente Prodi, nelle interviste che ha concesso a zelanti giornalisti Rai e Mediaset,  mi ha disgustato la  sua dabbenaggine, il suo ottimismo ipocrita, che dimostrano che la sola sua preoccupazione è di soddisfare il suo narcisismo, la sua voglia matta di diventare "un grande" della terra.  Mi domando solo cosa ci faceva Condoliza Rice tra quella gente. Perché dare l'avvallo a quella sceneggiata?
Infine mi chiedo a che pro i nostri sforzi per offrire una informazione corretta, dal momento che il mondo, sorretto dai media visivi, non vuole sapere e preferisce voltare la testa dall'altra parte. 
Cecilia Nizza

Una parte dell'opinione pubblica, però, sta prendendo coscienza della realtà.
Ed'è indispensabile contrastare incessantemente la disinformazione, che altrimenti diventerebbe ancora più sfacciata e pervasiva.
Cordiali saluti
redazione IC


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