Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Tzipi Livni tratta con Putin chiedendo pressioni su Damasco, che ospita i capi di Hamas
Testata: La Stampa Data: 04 luglio 2006 Pagina: 13 Autore: Anna Zafesova Titolo: «Passa da Mosca la strada per Damasco»
Dalla STAMPA del 4 luglio 2006:
IL codice per disinnescare la trappola di Gaza è a Damasco, e per recuperarlo bisogna andare a Mosca. Il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni si è allontanata solo apparentemente dalla zona ad alta tensione, volando ieri a sorpresa nella capitale russa da Vladimir Putin e dal suo ministro degli Esteri Serghei Lavrov. Ai quali ha detto esplicitamente che «la chiave della soluzione è nelle mani dei leader di Hamas che hanno ottenuto asilo in Siria». Contemporaneamente anche Abu Mazen alzava il telefono per parlare con Putin. Mosca, prima nella versione sovietica e poi con Putin, è amica e sponsor della dinastia Assad, oltre che dell’Olp, e per di più è stata l’unico Paese del Quartetto a invitare una delegazione di Hamas - guidata per l’appunto da Khaled Meshaal - a un incontro ufficiale. Non è chiaro quanto possa influenzare gli islamisti, che in fondo considerano Putin un «crociato» e tifano per la jihad cecena. Alla Siria invece i russi perdonano debiti e forniscono armi, difendendola all’Onu, e Putin certamente può presentare qualche cambiale ad Assad. Resta da capire se lo vorrà fare. Ieri Lavrov ha assicurato alla sua collega israeliana che il suo Paese sta «usando tutti i canali a disposizione» per ottenere la liberazione del soldato rapito a Gaza. Il capo della diplomazia russa si è anche sintonizzato sulla retorica dell’ospite, ammettendo che «le elezioni non sono una lavatrice passando attraverso la quale un’organizzazione terroristica esce pulita». Un’ammissione clamorosa: finora i russi si erano rifiutati di definire Hamas «terroristi». Negli ultimi mesi Mosca non aveva esitato a opporsi all’Occidente e soprattutto agli Usa, ricostruendo le sue vecchie alleanze in Medio Oriente e corteggiando nuovi potenziali partner come l’Iran. Ma alla vigilia di un G8 che si prevede particolarmente controverso, un contributo decisivo alla crisi di Gaza potrebbe dare a Putin una carta inaspettata da giocare.
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