Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Khaled Meshal, Damasco e Teheran dietro l'attacco a Keren Shalom intervista di Fiamma Nirenstein all'esperto Shalom Harari
Testata: La Stampa Data: 27 giugno 2006 Pagina: 10 Autore: Fiamma Nirenstein10 Titolo: ««L’ordine di colpire è arrivato da Teheran»»
Da La STAMPA del 17 giugno 2006:
Quando parliamo con Shalom Harari, da pochi minuti il braccio armato di Hamas, Izzadin al Kassam, ha rivendicato l’azione di Kerem Shalom e il rapimento di Gilad Shalit. E’ un foglio scritto in minuta calligrafia, di cui nessuno ha verificato l’autenticità, ma secondo precedenti indicazioni dei servizi segreti dell’esercito, Gilad Shalit è nelle mani di «figure di primo piano di Hamas». Il dottor Shalom Harari è uno dei più importanti esperti della società palestinese e in particolare di Hamas, generale di brigata e membro dell’Istituto di Studi Interdisciplinare contro il terrorismo di Herzlya. Esamina i dati freschi mentre lo interroghiamo. Dottor Harari, i carri armati israeliani si ammassano sul confine di Gaza, e potrebbero entrare se Gilad Shalit non verrà liberato... Come fa Hamas a rischiare così la cancellazione del suo potere? «Hamas vive sempre in una tenaglia: da una parte l’incudine del suo elettorato che reclama attacchi a Israele, dall’altra il martello della risposta israeliana che può distruggere il suo potere e eliminare fisicamente i suoi uomini. Inoltre Hamas non è sola, ma intrecciata ad altri gruppi: qui, sono coinvolti il Comitato Popolare di Resistenza e il nuovo Esercito Islamico. Non è detto, anche se Izzadin al Kassam gestisce in prima persona il rapimento, che Ismail Haniyeh fosse avvertito delle sue intenzioni». Difficile, con una galleria di un chilometro e un gruppo armato così ben allenato, che gli alti gradi non ne sapessero niente. «Non è impossibile. E Haniyeh rischia tutto su questa vicenda. Prendiamo dunque in considerazione altri due fattori: uno è la leadership straniera. Khaled Mashal, a Damasco, rischia la testa meno dei leader interni, ed è parte integrante di un’alleanza capeggiata dall’Iran che non vuole assolutamente nessun tipo né di pace né di Hudna interna. A lui costa poco dire “colpite, rapite”. E poi il caos regna a Gaza, la violenza è ormai parte della cultura di base, in molte case sotto il letto c’è un RPG. Anche Hamas può essere preso di sorpresa». Dunque Haniyeh avrebbe adesso interesse a restituire il soldato, e secondo lei sta cercando di farlo.. «Penso che non ci sia dubbio..». Lui sa dov’è? «Non è detto; e la sua azione è frenata da una piazza fatta di parenti di prigionieri che ieri già gridavano: “Non liberate il soldato se non in cambio di migliaia di prigionieri”». La speranza che Abu Mazen rimandi a casa il rapito è irrealistica? «Alquanto: ci prova in queste ore, ma non ne ha la forza. Certo, ora teme il collasso definitivo. Sa che questa storia distrugge la sua credibilità internazionale, e la prospettiva “terra contro pace”».
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