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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Caso Biagi: una testimonianza sul lavoro di editore di Andrea Jarach 05/06/2006
Egregio direttore,
Leggo l'articolo di Enzo Biagi a pagina 95.
Lo trovo offensivo e assolutamente non veritiero.
Andrea Jarach è l'editore che Enzo Biagi con il suo articolo infanga. Forse Enzo Biagi non conosce Andrea Jarach perchè sbaglia anche a inquadrarlo. Ed è proprio qui che attacco l'articolo e il suo firmatario.
Non si può mettere il nome di Andrea Jarach sotto a quello del giovane Goering, non si possono fare simili accostamenti senza che si ribelli il comune senso del pudore!
Andrea Jarach non ha "sputato sulla Shoah" come già gli disse Moni Ovada in campagna elettorale. ll lavoro di Andrea Jarach è espressione tangibile del suo amore per la "memoria". Il fango che gli è stato buttato addosso con questo articolo poteva essere evitato, bastava cliccare sul sito della casa editrice Proedi www.proedieditore.it o il sito www.proedieditore.it/20bambini o il sito Ponte Azzurro www.ponteazzurro.org e avrebbe subito, signor Biagi, cambiato idea: ad accoglierLa sarebbero venuti avanti dei bambini. Bambini che vivono nella memoria e soprattutto nel cuore di molti giovani italiani grazie al lavoro di Andrea Jarach.
Sono I 20 bambini di Bullenhuser Damm. Uno dei tanti lavori di Andrea Jarach. Lavori che sono non sputi sulla Shoah, ma "carezze".
Maria Pia Bernicchia
Verona

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