Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
E’ l’identità quella che l’ebreo del Kosovo, David Albahari, ricerca invano nel suo breve e ossessivo romanzo Goetz e Meyer edito da Einaudi nella traduzione di Alice Parmeggiani. Se si volta indietro David, nato a Pec’ nel 1948, scorge un immenso buco nero, l’abisso che ha inghiottito più di trenta parenti, un intero albero genealogico. Sotto di lui bisbigliano morti senza volto e i loro nomi scivolano via leggeri dalle labbra d’un sopravvissuto ormai demente: Sara, Lenka, Zlata e poi Isak e Jakov e tanti altri sciolti nel nulla. Ci hanno pensato, a suo tempo, Goetz e Meyer, due sottufficiali delle SS. Li caricavano su un autocarro e, lungo il tragitto fra Belgrado e Jajinci, li gassavano collegando il tubo di scappamento con un foro sotto il cassone. Bambini, donne, anziani, a migliaia, tra la primavera del 1941 e quella del ’42. L’orrore non ha fine e Albahari vi si immerge anima e corpo: cerca non solo l’identità di quelle famiglie per dare un senso alla propria vita, ma anche il volto di Goetz e Meyer, due casuali interpreti della banalità del male. Si scinde, entra nella loro pelle e si tuffa nella morte attraverso un libro di fortissimo impatto emotivo, che evoca fantasmi e semina granelli di follia. Un romanzo alla ricerca di sé nel vuoto nulla. Incubo dal ritmo impazzito che chiede al mondo un pizzico di memoria, perché ”l’anima che ricorda – sta scritto – non può perdersi”.