Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Una lettera inviata a Fausto Bertinotti 15/05/2006
Signor Presidente,
in data 12 maggio 2006, Liberazione, quotidiano di Rifondazione Comunista, ha pubblicato una vignetta che stabilisce un paragone tra lo Stato di Israele ed il Terzo Reich di Adolf Hitler.
Quali che possano essere le idee che ciascuno di noi abbia su Israele e la sua politica, rimane il fatto incontestabile che il suddetto paragone è assurdo ed improponibile; non solo costituisce un’offesa per tutte le vittime del nazionalsocialismo, ma mistifica e ridicolizza un terribile fatto storico preciso, formulando nel contempo una implicita rivalutazione della tesi hitleriana circa il demoniaco pericolo ebraico. Se infatti siamo concordi nel dire che il Terzo Reich ha rappresentato una immane catastrofe per l’umanità e che la sua eliminazione è stata una conquista per il mondo intero, l’accettazione del parallelismo contenuto nella vignetta in questione ci porterebbe alla logica conclusione che lo Stato di Israele andrebbe eliminato per le medesime ragioni e che l’imbianchino austriaco non si sbagliava nel descrivere gli ebrei come mostri disumani. Mi auguro, data la sua alta carica istituzionale, che Lei non voglia accettare una simile aberrante conclusione.