Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Magdi Allam: con il terrorismo non si parla purtroppo ha la meglio il contrario
Testata: Corriere della Sera Data: 13 aprile 2006 Pagina: 39 Autore: Dario Fertilio Titolo: «Gran rifiuto di Magdi Allam: no a Rushdie»
Dal CORRIERE della SERA di giovedì 13 aprile 2006 un buon articolo dal titolo fuorviante (Allam non detto di no a Rushdie, ma a Ramadan). Ecco il testo:
Magdi Allam contro Tariq Ramadan, ovvero due modi opposti di intendere tutto: il valore della vita, il significato dell'Islam, il terrorismo e il diritto degli scrittori a esprimere le proprie idee. Ma si potrebbe aggiungere: Magdi Allam in dissenso anche con Salman Rushdie, il celebre autore dei «Versetti satanici», che nonostante tutto oggi si dichiara contrario a «veti ideologici». Terreno dello scontro, nientemeno che il Pen Club americano, dove a partire dal 25 aprile è in programma un convegno di scrittori sul «rapporto tra fede e ragione». Nomi di assoluto prestigio fra i relatori annunciati (da Martin Amis a Toni Morrison, da Zadie Smith a Doctorow, Nadine Gordimer, David Grossman, Roberto Calasso), ma anche un doppio invito ad Allam e a Ramadan che fa scoccare la scintilla. In breve: Magdi Allam, editorialista del «Corriere» e autore di libri duramente critici nei confronti dell'integralismo islamico, accetta l'invito di Rushdie, presidente uscente del Pen; il suo nome e la fotografia appaiono sul sito www.pen.org insieme a quelli dei prestigiosi colleghi. Ma ecco che, verificando l'elenco, Allam si imbatte in quello di Tariq Ramadan, un nome e una bibliografia che lo fanno sobbalzare, perché simboleggiano tutto ciò contro cui lui si batte da sempre. Sono musulmani entrambi, Allam e Ramadan, ma le somiglianze si fermano qui. Il secondo, quarantenne fascinoso e cittadino svizzero, è nipote dello storico fondatore dei Fratelli Musulmani, Hassan Al Banna, e si può considerare un teorico del massimalismo islamico. In un suo libro famoso, «Intervista sull'Islam», Ramadan ha definito «giustificabile » il terrorismo e, accusando pubblicamente lo stesso Allam di essere «un bugiardo», di fatto lo ha condannato a morte agli occhi degli interpreti oltranzisti del Corano. Perciò Magdi Allam ha detto no a Rushdie: niente viaggio a New York e confronto con Ramadan perché — spiega — questo equivarrebbe a «legittimarlo», accettando in linea di principio che si possa mettere in discussione la sacralità della vita umana. «Si comincia con il negarla agli ebrei, poi si passa ai cristiani e si finisce con gli stessi musulmani», osserva Allam, che nel suo prossimo libro, «Io amo l'Italia, ma gli italiani l'amano?» racconterà il suo scambio di messaggi con Rushdie e le motivazioni del «gran rifiuto». E lui, l'autore dei «Versetti satanici»? Due gli argomenti usati (invano) per convincere Allam: è giusto che tutti esprimano liberamente le loro idee, ed è sbagliato il «veto ideologico» dell'amministrazione americana contro Ramadan. Proprio quello su cui Allam dissente completamente: a suo giudizio l'ammorbidirsi di Washington nei confronti dei Fratelli Musulmani sarebbe un «errore clamoroso», dettato dall'illusione di arruolare una parte dell'integralismo islamico contro i terroristi di Al Qaeda. Invece, ribadisce Magdi Allam, «la cultura della morte è la stessa». E così l'incontro culturale di New York scopre, ancora prima di cominciare, il coperchio di una pentola che bolle in tutto il mondo. E di colpo l'idea di una cultura cosmopolita, raffinata e compiaciuta di sé si ritrova a tu per tu con i temi brucianti dell'attualità e dell'impegno.
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