Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
“Non esiste orchestra senza direttore”.Le dichiarazioni diramate dagli organizzatori/patroni di quello che oserei definire uno degli atti di arroganza piú spudorati, dopo la promulgazione delle leggi razziali nel periodo fascista,mi fanno pensare ad un gioco sporco.È da ritenersi immorale, il fatto che siano stati scanditi slogan irripetibibili sulla nefasta vicenda di Nassirya e che una Bandiera dello Stato di Israele sia stata data alle fiamme. È senza dubbioincivile che aberrazioni del genere siano accadute. Si danno da fare per cercare di trovare una scappatoia, adesso che hanno dimostrato di essere pseudo-intellettuali ferneticanti. Si definiscono rivoluzionari senza conoscere il concetto di progresso ideologico, sfruttano il fascino oscuro della violenza per farsi rispettare ed ingrossare i loro ranghi. Giá il fatto che una manifestazione di tal genere sia stata indetta per solidarietá nei confronti della “nuova Palestina-Hamastan” la dice lunga sulla loro lunghezza d´onda. A quando una manifestazione pro AlQaida? Quando proporranno Bin Laden, Al Zarqawi o Shallah per il conferimento del Nobel?Hanno voluto festeggiare la “vittoria della democrazia e la determinazione dei palestinesi nell´ appoggiare la fermezza politica e sociale di hamas” e non si sono neppure presi la briga (oserei dire che non hanno voluto) di andare a vedere quanti palestinesi sono morti o rimasti feriti durante episodi di violenza nello svolgimento della campagna elettorale.Di quale fermezza politica vanno poi parlando? Di quella che da decenni altro non è stata che pura e semplice intransigenza e rifiuto al dialogo a favore della lotta armata terrorista che ha causato migliaia di morti e di feriti? Quale fermezza sociale? Quella tendente a formazione di uno stato teocratico basato sulla sharia (he he, qui vi voglio)?Ve lo posso dire io cosa hanno festeggiato, con questa manifestazione: la posa dell´ennesima pietra di un muro d´ odio nei confronti della civiltá occidentale, civiltá nella quale loStato di Israele ricopre tuttora il ruolo di prima linea e civiltá dalla quale pretendono esclusivamente di avere e non dare. Ai direttori di questa orchestra posso dire solo questo: l´ unica cosa che al popolo palestinese puó giovare, è investire il costo delle armi e pallottole in alberi e impianti idraulici, è senza dubbio un´ ottimo investimento,soprattutto per le generazioni future.