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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
10.01.2006 L'Iran corre verso il nucleare
mentre un potente ayatollah cerca di rendere il regime ancora più "islamico"

Testata: Il Foglio
Data: 10 gennaio 2006
Pagina: 3
Autore: la redazione
Titolo: «Cambiare la pelle dell’Iran, ecco il piano del “coccodrillo”»

Il Foglio di martedì 10 gennaio 2005 pubblica a pagina 3 un'interessante analisi sul conflitto politico interno in Iran. Ecco il testo::

Roma. Sotto gli occhi impotenti degli ispettori dell’Aiea, l’Iran toglie i sigilli e riparte con la ricerca sui combustibili nucleari. L’annuncio arriva a poche ore dal primo inconcludente round di negoziato tra russi e iraniani: i margini di successo sono esigui. Per Stati Uniti e Unione europea questo passo avvicina ancor più il dossier iraniano al tavolo del Consiglio di sicurezza dell’Onu e alle sanzioni (il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha lasciato intendere che i voti che Teheran conta a suo favore non lo sono affatto). "Il mondo sta perdendo la pazienza con l’Iran" ha dichiarato, insolitamente critico, il direttore dell’Agenzia atomica Mohammed ElBaradei. Ieri tuttavia il regime iraniano è stato scosso dalla morte del generale Ahmad Kazemi, precipitato con un Falcon jet durante un volo da Teheran ad Ourumieh (nella regione dell’Azerbaigian). Molto apprezzato dall’ayatollah Khamenei e dal presidente Ahmadinejad, Kazemi era fresco di nomina al comando delle forze di terra delle guardie rivoluzionarie. Ma i corridoi del potere a Teheran sono percorsi da altre striscianti inquietudini. Dopo averne trasformato il volto, la fazione fondamentalista si appresta a sferrare un attacco all’ossatura stessa dello Stato. Al "partito dei martiri" per controllare il potere le epurazioni, per quanto capillari, non bastano: è l’architettura istituzionale del regime, con la sua dialettica non solo formale tra le forze del sistema, a frenare il dominio incontrastato dei puri di Ahmadinejad. Per fare il salto è necessario disfarsi del bagaglio in eccesso: liberare la teocrazia dall’impalcatura repubblicana e porre al centro del regime la sua anima rivoluzionaria. Dietro le grandi manovre c’è un antico progetto dell’ayatollah Mesbah Yazdi – "il coccodrillo", come viene soprannominato a Teheran – mai tanto potente come dall’avvento di Ahmadinejad. Dopo l’elezione del suo protetto, Yazdi ha commentato: "Questa sarà la prima amministrazione islamica nella storia della nazione". La frase sibillina ha destato scalpore. Qualcuno ha riconosciuto un antico disegno del "coccodrillo", che in passato lo ha opposto a vasti strati dell’establishment. L’impressione è stata confermata dalle dichiarazioni choc di Mohsen Gharavian, professore all’Istituto Imam Khomeini di Qom, vicino a Yazdi. Ha dato scandalo fornendo una glossa di autenticità a questo assetto revisionista: "La definizione di una Repubblica così come esiste in occidente, con la legittimità derivata dal voto popolare, non è mai stata nelle intenzioni dell’imam Khomeini". Secondo Gharavian, il giorno del referendum sulla Repubblica islamica Khomeini se ne infischiava che gli iraniani votassero o no: aveva già preso per tutti la più saggia delle decisioni e la sua era soltanto necessaria dissimulazione. dialettica non solo formale tra le forze del sistema, a frenare il dominio incontrastato dei puri di Ahmadinejad. Per fare il salto è necessario disfarsi del bagaglio in eccesso: liberare la teocrazia dall’impalcatura repubblicana e porre al centro del regime la sua anima rivoluzionaria. Dietro le grandi manovre c’è un antico progetto dell’ayatollah Mesbah Yazdi – "il coccodrillo", come viene soprannominato a Teheran – mai tanto potente come dall’avvento di Ahmadinejad. Dopo l’elezione del suo protetto, Yazdi ha commentato: "Questa sarà la prima amministrazione islamica nella storia della nazione". La frase sibillina ha destato scalpore. Qualcuno ha riconosciuto un antico disegno del "coccodrillo", che in passato lo ha opposto a vasti strati dell’establishment. L’impressione è stata confermata dalle dichiarazioni choc di Mohsen Gharavian, professore all’Istituto Imam Khomeini di Qom, vicino a Yazdi. Ha dato scandalo fornendo una glossa di autenticità a questo assetto revisionista: "La definizione di una Repubblica così come esiste in occidente, con la legittimità derivata dal voto popolare, non è mai stata nelle intenzioni dell’imam Khomeini". Secondo Gharavian, il giorno del referendum sulla Repubblica islamica Khomeini se ne infischiava che gli iraniani votassero o no: aveva già preso per tutti la più saggia delle decisioni e la sua era soltanto necessaria dissimulazione.

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