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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giorno Rassegna Stampa
09.01.2006 Se i fatti diventano "illusione" e il realismo "pessimismo"
un'analisi basata sulla fantasia

Testata: Il Giorno
Data: 09 gennaio 2006
Pagina: 1
Autore: Lorenzo Bianchi
Titolo: «L'ombra lunga del gigante che non c'è più»

Il Giorno di lunedì 9 gennaio 2005 pubblica a pagina 13 un editoriale  di Lorenzo Bianchi su Sharon, intitolato "L'ombra lunga del gigante che non c'è più". Vi si legge: "Nel frattempo non ha mai smesso di allungarsi la barriera di separazione tra israeliani e palestinesi. Ancora una mossa unilaterale, dettata più dal pessimismo che dalla speranza. Una scelta in perfetta sintonia con l'opinione prevalente in Israele che gli attentati suicidi non finiranno mai e che al di là del muro da anni non esista più un interlocutore possibile". E' forte il sospetto leggendo questo righe, che Bianchi voglia suggerire che la politica di Sharon  e gli orientamenti dell'opinione pubblica israeliana che la sostengano siano in realtà sbagliati. Una supposizione, dettata dalle scelte terminologiche ("unilateralismo" è diventata la parola in codice per continuare a dichiarare la propria avversione a Sharon senza impegnarsi nel difficile compito di negare i suoi passi concreti in favore della pace, il "pessimismo" imputato al premier israeliano potrebbe benissimo essere considerato "realismo" e la "speranza" che gli farebbe difetto illusione) e dalle omissioni (la mancanza di un interlocutore palestinese è dimostrata dai fattti, a partire dal fallimento di Camp David per arrivare all'incapacità di Abu Mazen ad imporsi sui terroristi), che trova conferma nella conclusione dell'articolo: "Così alla fine gli israeliani si erano abituati all'idea che il vecchio ex generale pragmatico e mobile dei fatti compiuti potesse di nuovo accompagnarli verso un futuro più accettabile. Un futuro di rinunce territoriali non contrattate  e di separazione dai palestinesi nell'illusione di una sicurezza crescente. La sua poltrona vuota ora li fa sentire tutti orfani ".Quella che Bianchi chiama l'"illusione" di una sicurezza crescente, è stata una invece una concreta realtà assicurata dalla risposta militare al terrrorismo decisa da Sharon. E non sarebbe stato certo il "dialogo politico" con interlocutori inesistenti o deboli, implicitamente invocato da Bianchi, a poter determinare una situazione migliore.

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andrea.brusa@quotidiano.net

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