Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il regime egiziano incarcera Ayman Nour e le speranze di rinnovamento democratico il commento di Fiamma Nirenstein
Testata: La Stampa Data: 27 dicembre 2005 Pagina: 1 Autore: Fiamma Nirenstein Titolo: «Mubarak sfida l'America»
La Stampa di martedì 27 dicembre 2005 pubblica in prima pagina e a pagina 12 un editoriale di Fiamma Nirenstein sull'arresto da parte del regime egiziano del dissidente liberale Ayman Nour.
Ecco il testo:
Che Mubarak abbia deciso di spedire in galera per cinque anni Ayman Nour è triste e perfino ripugnante. Triste, perché Ayman Nour è uno dei migliori democratici in lotta contro una delle satrapie mediorientali, uno dei pochi che propugnano la superiorità di una società libera sulla dittatura e non di uno Stato teocratico su una autocrazia secolare. Però la fratellanza musulmana, che certo minaccia Mubarak molto più di Ayman (egli ha preso alle elezioni il 7 per cento dei voti, mentre i Fratelli Musulmani hanno conquistato 90 seggi) fa paura; la sua influenza è grande ed è innervata in tutto il Medio Oriente. E’ legata all’Iran, alla Siria, agli Hezbollah, ad Hamas. Quindi Mubarak, e questo è ripugnante, ha mandato loro un segnale della sua potenza e della sua determinazione a distruggere i nemici rinchiudendo il debole Nour. Le tanto sbandierate intenzioni democratiche del raiss egiziano sono dunque ben fragili come già si era capito quando manovrò a settembre le elezioni che aveva propagandato come democratiche prendendo l’88 per cento. Forse tuttavia Mubarak si è scordato che già una volta, appena a marzo, Condoleezza Rice minacciò di cancellare la sua visita di Stato se Nour non fosse stato subito liberato. E lo fu. Si è scordato che oggi, avviata la prima fase della rivoluzione democratica nel Medio Oriente, è forse giunto il tempo di fare politica per promuovere i dissidenti democratici del mondo islamico. Questa, e le democrazie lo sanno, è la migliore arma per evitare che dal seno delle vecchie dittature ne sorgano delle nuove, magari teocratiche. E peccato che almeno qui l’Europa non arrivi per prima. Di nuovo sono gli Usa a gestire questa tornata dello scontro. Non ci sono soltanto opposizioni teocratiche e terroriste alle vecchie dittature nel mondo arabo. Per questo Bush tiene per le elezioni palestinesi, ma è contro la partecipazione di Hamas. E anche in Libano, in Siria, in Iran, e soprattutto in Iraq, le forze democratiche da aiutare, più o meno grandi, sono là, aspettano solo di uscire allo scoperto col nostro aiuto. Bisogna chiamarle per nome, promuoverle e aiutarle come ha fatto ieri il dipartimento di Stato americano gridando a Mubarak: «Libera subito Ayman». Non è possibile dimenticare che le mura dell’Urss caddero quando finalmente i dissidenti furono ascoltati e fu chiesta pubblicamente da Reagan la loro liberazione. Oggi è indispensabile ascoltare i vari Farid Ghadri, Azar Nafisi, Omar Karsou e soprattutto Ayman Nour. Loro, non noi, domani vinceranno i Fratelli Musulmani e Hamas e tutti gli integralisti. Ma da soli non possono farcela: è il tempo della seconda fase, i dittatori sono in crisi, adesso dobbiamo aiutare l’opposizione democratica. Anche per l’Europa è il tempo della politica.
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