Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L'Iran celebra gli assassini di Sadat per il regime chi fa la pace con l' "entità sionista"
Testata: Corriere della Sera Data: 20 dicembre 2005 Pagina: 18 Autore: Cecilia Zecchinelli Titolo: «Un film iraniano celebra l'omicidio del «faraone Sadat»»
Il Corriere della Sera di martedì 20 dicembre 2005 pubblica a pagina 18 un articolo di Cecilia Zecchinelli che riportiamo:
Se il Grande Satana è Israele (a pari merito con gli Usa), anche chi con lui ha osato far pace va condannato senza appello. E così si spiega il posto d'onore che verrà attribuito in gennaio dal festival cinematografico più importante d'Iran a un film ancora in postproduzione ma già controverso. «34 pallottole per il faraone» è il titolo. Ovvero per Anwar Al Sadat, il presidente egiziano che nel 1979 — primo nel mondo arabo — firmò il trattato di pace con l'ex nemico e due anni dopo fu ucciso da un comando della Jihad Islamica guidato da Khaled Islambuli. Al grido, non a caso, di «A morte il faraone». Il film «conterrà immagini dal vero dell'assassinio di Sadat e del processo al martire Islambuli e ai suoi compagni... Sarà un omaggio a tutti i martiri della lotta contro i lacchè dell'Occidente», promette la società di produzione. Che fa capo all'ormai noto «Comitato per la glorificazione di martiri per il movimento globale islamico». Un gruppo estremista nato pochi anni fa — con la benedizione dell'attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad — per arruolare kamikaze da mandare in Israele, Iraq e Europa e per altre imprese minori. Come il premio di 100 mila dollari per la morte dello scrittore «blasfemo» Salman Rushdie; la costruzione di una torre- monumento a Teheran per i «martiri» nell'attentato ai Marines di Beirut nel 1983; l'arruolamento di kamikaze per difendere gli impianti nucleari iraniani. E adesso il film. Che parteciperà al 24˚ Festival di Fajr (promosso dal ministero della Cultura, con almeno una pellicola italiana: «Private» di Saverio Costanzo) e che in un momento di già tesissimi rapporti con l'Occidente getterà solo altra benzina sul fuoco. Anche se le reazioni più dure sono attese ovviamente dall'Egitto, unico Paese arabo a non aver relazioni diplomatiche con Teheran a cui rimprovera di aver intitolato una via della capitale a Islambuli (la promessa di cambiarle nome non è stata mantenuta) e ancor più l'appoggio ai gruppi islamici egiziani. Ma per l'Iran, evidentemente, le reazioni del mondo sono meno importanti di un film degno di far parte «della crema della produzione mondiale», a cui sarà permesso circolare insieme a tutte le altre pellicole «con contenuto spirituale e senza inutili violenze» anche quando il nuovo diktat di Ahmadinejad sarà applicato. Proprio ieri, il presidente ex pasdaran ha infatti annunciato la prossima messa al bando da radio e tv di Stato di «musica decadente e occidentale». E di «film indecenti» da tutti i cinema della Repubblica Islamica.
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