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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
17.10.2005 In Iraq e nel Medio Oriente il cambiamento è iniziato
l'analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: La Stampa
Data: 17 ottobre 2005
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «La lezione dell'Iraq»
LA STAMPA di lunedì 17 ottobre 2005 pubblica in prima pagina l'articolo di Fiamma Nirenstein "La lezione dell'Iraq", che riportiamo:
FORSE questo momento di rinnovato eroismo del popolo iracheno e di vigilia del processo ai crimini di Saddam Hussein, che verranno esposti senza veli al mondo nei prossimi giorni, è l'ultimo valido per la coscienza europea per abbandonare ogni reticenza. Forse è giunto il momento, per l'Europa, di porgere semplicemente una mano solidale alla lotta per la democrazia nel mondo islamico e di abbandonare tutti i «se» e i «ma» che rischiano di renderci nemici a noi stessi e moralmente inconsistenti di fronte alla storia: una enorme battaglia simile a quella che sollevò ondate destinate a sconvolgere tutti i continenti ebbe luogo in Europa nel secolo scorso, una guerra di valori con intensi dolori del parto.
Lo stesso sta accadendo ora in Medio Oriente, e alla fine molto probabilmente gli stessi valori che hanno vinto da noi vinceranno nel mondo musulmano.
Due giorni or sono, fra sofferenze e difficoltà, il processo di democratizzazione mediorientale ha fatto un altro passo avanti con il voto per la Costituzione in Iraq. Non sappiamo ancora se essa sia passata e se quindi può cominciare la preparazione del voto di dicembre e della formazione di un governo legale e stabile, con la relativa possibilità per gli alleati di uscire finalmente dall'area. Sappiamo però che il numero delle persone che, a costo del rischio per la vita, sono andate alle urne è superiore di un milione e 200 mila a quello di chi ha votato l'anno scorso per stabilire il primo governo democratico dopo Saddam, e che arriva al 64 per cento.

Sappiamo che il giorno che avrebbe potuto essere uno dei più sanguinosi degli ultimi mesi si è rivelato meno terribile del previsto. Sappiamo, infine - e questo è un risultato di prima grandezza - che i sunniti, dopo una infinita catena di «no», hanno negoziato la disponibilità al voto.
E, anche hanno scelto il «no», la rivoluzione è enorme: i sunniti hanno guardato agli sciiti e ai curdi da secoli come a componenti dell'Islam escluse da un vero rapporto col Corano e quindi inferiori, destinate al dominio e anche alla schiavitù. Questo cerca di fare il residuo terrorista della dominazione di Saddam in combutta con altre forze. Venire a più miti consigli, persino dire «no» o adottare un punto di vista opportunista, e quindi politico, per non essere tagliato fuori, è una forma di accettazione inusitata dei rapporti di forza con quella che è dopo tutto la maggioranza.
Il terrorismo in Iraq seguiterà per un bel pezzo, da ovunque venga, così come quello degli Hezbollah, o delle Brigate di Al Aqsa (hanno duramente colpito ieri), come quello di Al Qaeda. Ma le seimila parole che al Zarqawi ha inviato a Zawahiri segnalano la paura di perdere l'Iraq. Hamas è in crisi. La politica siriana in stato terminale. L’Afghanistan sta per stabilire rapporti diplomatici con Israele. Seguitano a cadere le cortine di ferro, il processo è aperto. E’ patetico dubitarne.
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