martedi` 10 febbraio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



Clicca qui






Corriere della Sera Rassegna Stampa
09.09.2005 Com'è morto Yasser Arafat ?
le conclusioni opposte di medici israeliani e americani non rispondono all'interrogativo

Testata:Corriere della Sera
Autore: Davide Frattini
Titolo: «Aids e veleno, si complica la morte di Arafat»
Dal CORRIERE DELLA SERA di venerdì 9 settembre 2005 riportiamo un articolo di Davide Frattini sulle conclusioni di esperti americani e israeliani che hanno esamonato la cartella clinica segreta di Yasser Arafat.

Ecco il testo:

Vive recluso da tre anni senza ripercussioni sul suo regime alimentare. In questo periodo è stato privato dell'esposizione alla luce solare. Non fuma e non consuma alcolici. Negli ultimi mesi ha mantenuto, per quello che è possibile, un'attività quotidiana normale e costante». E' il 29 ottobre 2004 e i medici francesi dell'ospedale militare Percy visitano il paziente Yasser Arafat. Che tredici giorni dopo muore nel reparto di terapia intensiva, dov'è stato trasferito in coma: «Deceduto in seguito a un'emorragia cerebrale che ha complicato un quadro già grave».
E' la cartella clinica segreta del leader palestinese, che fino ad ora solo i parenti (la vedova Suha, il nipote Nasser Al Kidwah) e i medici personali avevano potuto consultare. Il New York Times e Haaretz hanno fatto analizzare il referto a due gruppi di esperti e sono arrivati a conclusioni diverse, che infittiscono il mistero attorno alla morte del raìs. Il quotidiano americano spiega che le pagine non offrono alcuna indicazione precisa sulle cause della morte: «I sintomi e l'evoluzione della malattia mettono a tacere la voce che Arafat sarebbe morto di Aids. E suggeriscono che anche l'avvelenamento è altamente improbabile».
Gli specialisti consultati dal giornale di Tel Aviv — anche se solo con ipotesi — puntano invece sulla sindrome da immunodeficienza acquisita. «Il fatto che questa possibilità sia stata ignorata è inconcepibile e bizzarro — elabora il professor Gil Lugassi, presidente della Società israeliana di ematologia —. Presumo che se ci fosse stato un test dell'Aids negativo sarebbe stato citato». I due giornalisti Amos Harel e Avi Isacharov, che pubblicano l'inchiesta completa nella nuova edizione del libro La settima guerra, hanno contattato Ashraf Al Kurdi, medico personale di Arafat: «So che i dottori francesi hanno trovato il virus dell'Aids nel suo sangue», svela. Per poi aggiungere vapore alla nebbia: «E' stato iniettato nel suo corpo per nascondere che Yasser sia stato avvelenato». Silvan Shalom, ministro degli Esteri israeliano, è intervenuto per escludere responsabilità dei servizi segreti: «I palestinesi la piantino con queste teorie del complotto».
L'unica cosa certa è che i francesi non offrono una vera spiegazione: «Non è possibile determinare una causa che chiarisca la combinazione di sintomi che ha provocato il decesso». Un medico israeliano sentito dal New York Times ipotizza: «Un veleno come la ricina o una tossina prodotta dal colera potrebbero spiegare il quadro clinico e il suo rapido deterioramento». Avi Isacharov evidenzia i punti oscuri attorno al rapporto: il referto tossicologico è catalogato sotto il nome di uno sconosciuto (Etienne Louvet) e alcuni esami sarebbero scomparsi. «La famiglia ha bloccato un test sul fegato dopo la morte. E' strano: avrebbe potuto risolvere il giallo».
Invitiamo i lettori di Informazione Corretta ad inviare il proprio parere alla direzione del Corriere della Sera . Cliccando sul link sottostante si aprirà una e-mail già pronta per essere compilata e spedita.



lettere@corriere.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT