Un convegno di strani pacifisti, nasconde le vere notizie dal Medio Oriente ovvero il perdurare del terrorismo, le mancanze dell'Anp nel combatterlo
Testata: Autore: la redazione Titolo: «M.O.: a che punto è la Palestina del dopo - Arafat»
Riportiamo una notizia AGI ( data in ben tre lanci consecutivi, che abbiamo riunito): M.O.: A CHE PUNTO E' LA PALESTINA DEL DOPO-ARAFAT (AGI) - Firenze, 9 mag. - A sei mesi dalla morte di Yasser Arafat, sul conflitto israelo-palestinese la stampa e le cancellerie internazionali segnalano una clima di rinnovata speranza per la possibilita' che si riapra il processo di pace. Meno ottimisti sembrano pero' i settori "pacifisti" di entrambe le parti, a giudicare dal seminario promosso da "Action for Peace" che si e' svolto sabato e domenica nella sede di Pax Christi a Tavernuzze, alla priferia di Firenze. L'ordinato svolgimento, la settimana scorsa, della seconda tornata delle elezioni amministrative nei Territori e' stato considerato come un segnale di consolidamente dell'Autorita' Nazionale Palestinese (ANP) del post-Arafat. Dopo l'elezione alla presidenza di Abu Mazen, cui Israele e la comunita' internazionale hanno concesso quell'ampio credito di cui Arafat non godeva piu', e in vista delle elezioni politiche generali del prossimo luglio, i palestinesi hanno apparentemente recuperato lo statuto di "interlocutori", inducendo la speranza di poter aprire una nuova fase di negoziato che porti alla risoluzione del conflitto e, prima o poi, alla creazione di uno stato palestinese. Zvi Schuldiner, direttore del Dipartimento di Pubblica Amministrazione al College universitario Sapir, nei pressi di Sderot - la citta' israeliana vicina al confine con la Striscia di Gaza, piu' volte bersagliata dai razzi Kassam di Hamas - ha fatto un quadro della situazione molto meno ottimista. Ospite del seminario "Palestina/Israele: e' ancora possibile una pace giusta?, Schuldiner, in dialogo con Ali Rashid (primo segretario della delegazine palestinese in Italia), ha afffermato che "in realta' non stiamo andando verso una soluzione, penso che siamo piu' vicini ad una nuova esplosione". (AGI) Il docente israeliano, che e' anche esponente dell'organizzazione "Commitment for Peace and Justice", sottolinea piu' gli elementi di continuita' che quelli di discontinuita' nell'attuale situazione dei Territori: a suo avviso, non esiste una realta' del dopo-Arafat se non "nella finzione che l'ANP sia un embrione di stato". Anche le elezioni, ricorda, si sono svolte sotto occupazione, una condizione che in termini concreti si traduce nell'impossibilita' per l'ANP di decidere e fare alcunche' senza l'autorizzazione di Israele, compreso ricevere dignitari stranieri. Per non parlare degli effetti devastanti che l'occupazione ha avuto e continua ad avere sulla popolazione palestinese e la sua liberta' di movimento, aggravata in modo esponenziale dalla costruzione del "Muro di sicurezza" a Gerusalemme e lungo il confine tra Israele e la Cisgiordania. Rispetto al giudizio positivo espresso dalla comunita' internazionale all'annuncio del ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza, Schuldiner sostiene che si tratta di una scelta che, pur essendo di per se' positiva, tuttavia rientra in una doppia strategia del governo di Ariel Sharon: da un lato, come decisione unilaterale, conferma la politica di non riconscimento dell'interlocutore con cui, appunto, negoziare. Dall'altro, lasciare la Striscia di Gaza serve, secondo Schuldiner, soprattutto ad allentare la pressione internazionale su Israele, accreditando l'idea che il suo governo stia facendo "dolorose concessioni" e che per il Paese sara' "un grande trauma". L'opposizione al ritiro da parte dell'estrema destra e del movimento dei coloni, spiega Schuldiner, vine gia' utilizzata per agitare lo spettro della "guerra civile" tra israeliani, e questo, a suo avviso, servira' a giustificare il rinvio "sine die" del ritiro dalla Cisgiordania, vera posta in gioco del conflitto. (AGI) Crs (Segue) (AGI) - Firenze, 9 mag. - Su questo punto il discorso di Schuldiner coincide con le argomentazioni di Ali Rashid, secondo il quale "tutto si gioca in Cisgiordania". L'esponente palestinese parla di una situazione bloccata. La comunita' internazionale, dice, non si rende conto della realta' - e il riferimento e' in primo luogo all'Europa - accreditando la tesi di Washington seondo la quale dopo la morte di Arafat si sta andando verso una soluzione del conflitto. Come ha piu' volte detto lo stesso Sharon, ricorda Rashid, nessuno si opporra' se l'ANP decidesse di dichiarare il proprio Stato a Gaza, ma di fatto il ritiro dalla Striscia servira' a consolidare la strategia israeliana di mantenere e allargare grossi blocchi di insediamenti ebraici in Cisgiordania, rendendo impossibile il ritiro. Secondo Rashid, a questo punto i palestinesi si trovano in un cul de sac: non ci sono alternative alla road map se non una resa incondizionata. Ma soprattutto, sottolinea l'esponente palestinese, non c'e' piu' una sponda in Israele per i palestinesi, dato che il Partito Laburista e' profondamente diviso al suo interno e ha scelto di rientrare in un governo di unita' nazionale guidato da Sharon accettando l'interpretazione del ritiro da Gaza come "primo passo". Quindi, conclude Rashid, siamo contrari alla soluzione "militare" del conflitto, ma anche alla ratifica di soluzione decise unilaterlmanete da Israele. Ma la consapevolezza che al momento non ci sia altra soluzione provoca nei settori laici e democratici della societa' palestinese un senso di impotenza che favorisce la crescita dei consensi ad organizzazioni islamiche come Hamas. Una possibile, e molto probabile, buona affermazione di Hamas alle legislative di luglio cambiera' profondamente i rapporti interni alla societa' palestinese, pronostica Rashid, anche se l'informazione internazionale sara' tutta schierata dall'altra parte. (AGI) Notiamo il grande spazio concesso alla cronaca di un convegno (chissà se si sarebbe fatto altrettanto per un convegno che promuovesse tesi più vicine alle posizioni di Israele...) , il fatto che Zvi Shuldiner, israeliano di estrema sinistra e corrispondente del MANIFESTO viene definito un "pacifista" al pari di Ali Rashid che è invece un diplomatico dell'Autorità Nazionale Palestinese Di cui è noto il "pacifismo".
Ovviamente al problema del terrorismo e della mancanza di capacità o volontà dell'Anp nel combatterlo i due interlocutori non fanno cenno, almeno stando al dettagliato resoconto di AGI . D'altro canto, alle notizie sui continui atti di violenza da parte dei gruppi terroristici palestinesi è dedicato di norma dai media italiani molto meno spazio di quello di cui ha potuto godere questo convegno di "pacifisti".
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