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Rassegna Stampa
07.05.2005 Romeo e Giulietta in versione filopalestinese grazie allo zampino delle due Simone
Shakespeare,che non era politicamente corretto, si rivolterà nella tomba

Testata:
Autore: la redazione
Titolo: «Amore al tempo dell'Intifada»
Su City di oggi a pag. 28 c'è una breve recensione pubblicitaria su uno spettacolo teatrale dal titolo "Amore al tempo dell'Intifada"

"Love's Kamikaze", in scena al Piccolo Eliseo da questa sera (con repliche domani e dopodomani) è la libera rilettura che il regista Claudio Boccaccini fa del dramma shakespeariano Romeo e Giulietta. Scritta da Mario Moretti, l'opera rappresenta un amore contrastato ai tempi dell'Intifada: sulla scena la storia di una ragazza ebrea (Naomi, Valentina Chico), addetta alla reception di un albergo dove il palestinese Abdel (Francesco Siciliano) fa l'elettricista. Due ragazzi che, malgrado le differenze di religione, di classe, di storia, sono e si sentono ancora figli della stessa terra, ma sono costretti alla fine a cadere nel baratro che separa due famiglie nemiche. "E' la rinnovata tragedia - dice Moretti - di Giulietta e di Romeo, è la cecità umana che si fa stupidità storica". Lo spettacolo, realizzato con la collaborazione dell'associazione "un ponte per..." è accompagnato da una mostra fotografica sul popolo dei rifugiati in Libano.

Ci sono tutti gli elementi per pensare che per bene che vada è una di quelle storie un po' melense dove alla fine non si capisce nulla della storia dei due popoli e dove le ragioni si confondono con i torti. Male che vada, invece, sarà la solita tiritera sugli israeliani ricchi, potenti ma cattivi e sui palestinesi buoni, ma deboli e poveri.
Cosa ci fa pensare in questo modo? Non tanto per le parole piuttosto vaghe usate nella presentazione di questa storia, ma la collaborazione dell'associazione "un ponte per..." a cui appartengono le due Simone rapite lo scorso autunno in Iraq. Associazione che in passato ha dimostrato di non essere imparziale nei confronti dei due contendenti. A rendere ancora più pessimisti è l'accompagnamento della mostra sui profughi che, immaginiamo, racconti il dramma dei palestinesi (perseguitati dai loro fratelli arabi. Verranno sottolineate queste responsaibilità? O si abbandonreanno alle solite tiritere sul "mostro di Sabra e Shatila" ovvero sul cattivissimo Sharon?), ma sorvolerà del tutto sui drammi vissuti dagli ebrei e dagli israeliani.


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