Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Una cronaca con troppi eufemismi "miliziani" per terroristi, "attività legate alla insurrezione armata" per le stragi
Testata: Avvenire Data: 18 aprile 2005 Pagina: 18 Autore: un giornalista Titolo: «Blitz a Jenin: al-Fatah sfida l'Anp»
AVVENIRE di lunedì 18 aprile 2005 pubblica una cronaca delle vicende interne ai campi israeliano e palestinese, con notizie inquietanti da entrambi i fronti. (Riguardo a Israele, in particolare, desta preoccupazione la notizia sul presunto gruppo terroristico formato da militari fuoriusciti).
Di tono oggettivo, l'articolo definisce però "miliziani" i terroristi della Brigate al-Aqsa e "attività legate alla insurrezione armata" il terrorismo stesso. I terroristi inoltre "sono tornati in piazza" quando "si sono impadroniti del centro della città cisgiordana di Jenin, da dove hanno esploso in aria raffiche di avvertimento": il paradigma della "pacifica manifestazione2 palestinese.
Dopo questa serie di eufemismi leggiamo il nome dell'organizzazione palestinese che preme per la liberazione dei terroristi detenuti in Israele: "Mandela". Senza informazioni sulla reale natura dei crimini commessi dai detenuti palestinesi (cosa significa infatti: "attività legate alla insurrezione armata"?), il lettore troppo fiducioso può così convincersi che essi siano "prigioneri politici" o di "coscienza", eroi della lotta contro l'"apartheid" israeliano.
Ecco l'articolo: Una specie di prova generale. Schierati esercito, polizia, servizi di sicurezza, sotto la supervisione del capo di Stato maggiore israeliano Moshe Yalon. Una simulazione di quello che arriverà a partire dalla seconda metà di luglio, per concludersi dopo quattro o cinque settimane: il ritiro dei circa ottomila coloni da Gaza e di quattro colonie cisgiordane. in concomitanza con l'esercitazione, il premier Sharon ha smentito le voci secondo le quali, dopo Gaza, Israele procederebbe a un ritiro unilaterale dalla Cisgiordania, bollandole "solo bugie". Mentre prende corpo l'ipotesi che un gruppo di fuoriusciti dalle unità d'élite delle forze armate si stiano preparando a colpire membri del governo o obiettivi "strategici" come siti di alta importanza religiosa per i musulmani. Sul fronte palestinese, intanto, si registrano diverse scosse. Se il presidente Abu Mazen ha smentito l'esistenza di un piano per il rinvio delle elezioni parlamentari di luglio e ha accusato, incontrando il presidente israeliano Hosni Mubarak, Israele di non rispettare gli accordi di Sharm El Sheik si trova a fronteggiare la "fronda" interna. con i miliziani delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa (al Fatah) che sono tornati nelle piazze sfidando l'Anp. L'occasione è giunta con l'inizio delle manifestazioni nazionali indette nei territori in solidarietà con migliaia di palestinesi ancora reclusi nelle prigioni israeliane per attività legate alla lotta armata. Il loro numero è compreso tra 7.600 (secondo le stime di Hamas) e 8.000, come calcola la organizzazione umanitaria palestinese "Mandela". i miliziani di al-Fatah, guidati dal comandante locale Zacaria Zubeidi, si sono impadroniti del centro della città cisgiordana di Jenin, da dove hanno esploso in aria raffiche di avvertimento. Invitiamo i lettori di Informazione Corretta ad inviare la propria opinione alla redazione di Avvenire. Cliccando sul link sottostante si aprirà una e-mail già pronta per essere compilata e spedita.