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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
07.03.2005 Sulla morte di Nicola Calipari e sul sequestro Sgrena il governo e la sinistra non sono chiari
tre domande alle quali dovrebbero rispondere

Testata: La Stampa
Data: 07 marzo 2005
Pagina: 4
Autore: Lucia Annunziata
Titolo: «Tre domande al governo e alla sinistra»
Da LA STAMPA di lunedì 7 marzo 2005 riportiamo l'artcolo di Lucia Annunziata "Tre domande al governo e alla sinistra":
Sono, notoriamente, una simpatizzante degli Stati Uniti. Anche a costo, dunque, di sembrare una pro-amerikana con la k, devo dire che, accanto alle giuste domande che si fanno a Washington in queste ore, se ne profilano tre che invece sono tutte indirizzate a Roma: due per il governo e una per la sinistra italiana.

Perché l’ostaggio appena liberato non è stato messo subito in sicurezza? Perché la macchina dei liberatori non si è immediatamente rifugiata dove era più naturale andare, cioè all’ambasciata italiana, che è per altro anche l’unico ufficiale centro di collegamento con gli americani? Che scelta è quella di portare di corsa all’aeroporto, al buio, una donna esausta, per altro in macchine civili, con a bordo gente in abiti civili, cioè senza nessuna indicazione di ufficialità? L’Iraq pullula di strutture italiane, molte delle quali - come i carabinieri - sono addette a tempo pieno al trasporto di italiani (inclusi i giornalisti) all’aeroporto. Un viaggio di mattina non sarebbe stata la scelta più logica? Qual è la ragione di tanta fretta? Perché la Sgrena doveva tornare la notte stessa? Non certo per i familiari, a cui la notizia della sua liberazione, e una sua telefonata, sarebbero ben bastati. Devo dire che non c’è nessuna ragione nemmeno per sospettare il governo: in questo caso l’elemento «protagonismo mediatico» non c’era, visto che la Sgrena sarebbe arrivata in piena notte. Allora perché fare questo azzardo? Chi lo ha scelto e chi lo ha approvato?

[]2 E’ stato pagato un riscatto? E’ ora di avere una risposta ufficiale. Basta con la politica dello struzzo. A questo punto infatti la continuità dei nostri rapimenti hanno trasformato quella che era una scelta eccezionale e di emergenza in una vera e propria politica. Con due conseguenze: quella di avere oggi una posizione diversa da tutti gli altri Paesi presenti in Iraq, e quella di costituire un vero e proprio finanziamento per la guerriglia. Secondo un calcolo a spanne fatto privatamente da fonti governative, l’Italia ha dato alla guerriglia sunnita circa 15 milioni di dollari, dalla liberazione dei primi quattro, passando per le Simone, fino alla Sgrena: quante armi e quante operazioni può fare con tanti soldi quella guerriglia sunnita che, ricordiamo, non solo resiste agli americani, ma ha rapito la Sgrena, ha ucciso ostaggi, uccide gli sciiti, e i nostri soldati a Nassirya? Tutto questo in un Paese dove lo Stato ha fatto di tutto nel suo passato per non trattare con i terroristi: senza citare Moro, ci basti pensare a tutte le famiglie di sequestrati che non hanno visto mai più i loro cari in nome della fermezza.
Se questa è la situazione, non solo non possiamo lamentarci dell’irritazione degli americani, ma dobbiamo assumere di questa politica tutte le conseguenze: o ci si ritira davvero, o si annuncia che si è pagato e non lo si farà più. Succeda quel che succeda ai giornalisti o ai soldati in futuro.

[]3Infine, una domanda a Pier Scolari che con chiarezza accusa gli americani (e una parte della sinistra sembra esserne convinta con lui) di aver progettato l’assassinio della giornalista: che informazioni ha che noi non abbiamo? Scolari è un uomo che in queste settimane ha meritato l’amore di tutta Italia per la dolcezza, persino la leggera ironia, con cui ha portato la sua pena. E ha orientato così l’opinione pubblica. Oggi dunque ha un ruolo pubblico e non può nascondersi che questa sua accusa cade come un cerino nella polveriera di emozioni italiane; soprattutto a fronte del fatto che, invece, i rapitori della Sgrena non sono stati accusati di identiche intenzioni. Ha il dovere dunque di chiarire: ci dica tutto. Perché sui sospetti non si fa politica nazionale, tantomeno internazionale.
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