Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Mille nuove case a Maalè Adunim la decisione del premier Sharon alla luce del contesto politico israeliano
Testata: Avvenire Data: 18 agosto 2004 Pagina: 14 Autore: Graziano Motta Titolo: «Sharon strappa: "Mille case in più in Cisgiordania"»
A pagina 14 di Avvenire di oggi, 18-08-04, Graziano Motta firma l'articolo: "Sharon strappa: Mille case in più in Cisgiordania", cronaca sostanzialmente corretta degli ultimi eventi politici in Israele. Di seguito, il pezzo: Di decisioni spregiudicate è costellata la vita politica di Ariel Sharon. Quella di ieri – il via libera alla costruzione di un migliaio di unità abitative, per l’esattezza 1.001, in quattro insediamenti ebraici della Cisgiordania – nel momento in cui sta cercando di ottenere l’indispensabile sostegno dei laburisti al suo piano di ritiro di soldati e coloni dalla Striscia di Gaza, è apparsa sfrontatamente ambigua. «Quali sono le sue vere intenzioni?», si è chiesto Ofir Pines, capogruppo parlamentare del partito di Shimon Peres che viene sollecitato a far parte di un governo di unità nazionale. «Annulli questo provvedimento, lui sa benissimo che siamo contrari a un’espansione dei coloni in Cisgiordania». Sorpresi e alquanto sbigottiti gli Stati Uniti che ancora ieri l’altro chiedevano a Sharon di rispettare, finalmente, gli impegni assunti di smantellare i punti illegali di sviluppo degli insediamenti dei coloni e, per incalzarlo, stanno per mandare a Gerusalemme un’altra missione. Eppure il provvedimento è maturato passando innanzi tutto attraverso un esame attentissimo delle sue intese con il presidente George Bush, per cui nel contesto di un accordo finale con i palestinesi Israele manterrà la sovranità in Cisgiordania su alcune aree di insediamenti (e in essi gravitano quelli di Karney Shomron e di Beitar Illit), sulla città di Ariel e su Maale Adumin, quartiere satellite di Gerusalemme ove saranno edificati i 1.001 appartamenti. E si è tenuto a precisare che non saranno ampliati i limiti di queste località. Ma l’annuncio ha ubbidito a un preciso calcolo: evitare in extremis una nuova sconfitta politica che proprio oggi potrebbe essergli inferta da quanti nel suo partito Likud (tra i tanti spiccano i ministri delle Finanze Netanyahu e degli Esteri Shalom) si oppongono al suo piano di ritiro unilaterale di coloni e soldati dalla Striscia di Gaza e da alcuni insediamenti della Cisgiordania. Quella del 2 maggio fu sancita dall’esito del referendum su questo piano a cui furono chiamati i 193.300 iscritti del partito. Quella odierna potrebbe essergli data dai tremila membri della Convenzione del Likud, chiamati con una votazione segreta – controllata da osservatori indipendenti – a pronunciarsi a favore o contro l’ingresso dei laburisti nel governo di unità nazionale. Sharon ha cercato (autorizzando la costruzione dei 1001 appartamenti) di accattivarsi le simpatie dei suoi oppositori. Ai quali ha mostrato i muscoli dicendo che non si sentirà costretto a rispettare l’esito del voto odierno, e nello stesso tempo ostentando la minaccia di elezioni anticipate. Che appaiono ora, realmente, più vicine. Invitiamo i lettori di Informazione Corretta ad inviare la propria opinione alla redazione di Avvenire. Cliccando sul link sottostante si aprirà una e-mail già pronta per essere compilata e spedita.