Amnesty: torture di serie A e di serie B secondo lo schema che ben conosciamo
Testata: Autore: un giornalista Titolo: «Amnesty dedica più spazio all'Italia che a Cuba»
Riportiamo dal RIFORMISTA di ieri un articolo che mette in luce l'unilateralismo antioccidentale dell'ultimo rapporto di Amnesty International. Quando si dice tempismo. "Amnesty International", che ieri ha presentato nella sede Rai di viale Mazzini il rapporto 2004 sulle violazioni dei diritti umani nel mondo, ha già pronto un istant book sulle torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib. Titolo? "Abu Ghraib e dintorni". Leit motiv? "Noi lo avevamo detto da un anno". Motivi della degenerazione annunciata da parte degli alleati in Iraq? "Potremmo far iniziare la nostra storia -si legge a pagina 6 del pamphlet- dall'11 settembre 2001. La reazione ai terribili attentati negli Stati Uniti determinò l'irrompere sulla scena mondiale di un'agenda sulla sicurezza che, si è capito da subito, avrebbe lasciato ben poco spazio alla protezione dei diritti umani". L'America dunque sul banco degli imputati non solo nell¹istant book a parte ma anche nella conferenza stampa di presentazione con il responsabile italiano Marco Bertotto che preannuncia manifestazioni di protesta sia per la visita di Bush del 4 giugno sia per la giornata mondiale contro le torture del 26 dello stesso mese. Per non parlare delle pagine dedicate a Usa, Israele e Italia dallo stesso rapporto 2004: rispettivamente 8, 7 e 5 contro le quasi 4 dedicate a Cuba, le 3 e mezzo all'Anp di Arafat e le 5 e mezzo all'Iran. Questa arida contabilità delle citazioni sulle violazioni dei diritti umani può forse spiegare le ardite dichiarazioni introduttive dello stesso Bertotto che (excusatio non petita) ha affermato di "non volere mettere sullo stesso piano il terrorismo e la guerra al terrorismo culminata con l'occupazione anglo americana dell'Iraq", asserendo però che "gli effetti sono gli stessi". Cioè diritti umani meno rispettati nel mondo. Bertotto, conscio di avere Dio dalla sua parte almeno in questo frangente, ha usato i paragoni cinematografici per spiegare la violenza dei soldati americani sui detenuti iracheni: "c'è una sottile linea rossa che lega le prigioni di Kabul, quella di Abu Ghraib e Guantanamo." Poi ha impietosamente citato alcune "last famous words" di Bush del 26 giugno 2003 in cui si celebrava la giornata mondiale contro la tortura: "gli Stati Uniti sono impegnati nell¹abolizione mondiale della tortura e guidano questa battaglia con il buon esempio". Infine le accuse a Italia, Usa e Inghilterra riguardo al traffico e alla vendita di armi nel mondo: "si lamentano del terrorismo ma le armi che usano i terroristi sono le loro". Pura routine i dati sugli altri 150 paesi monitorati: a parte le carenze di informazioni sulla guerra civile in corso fra i palestinesi ("l'Intrafada" di cui questo giornale si è già occupato e che ha provocato 300 morti in tre anni) e le mancate scuse per le notizie false diffuse due anni orsono sulla battaglia di Jenin, che per Amnesty era un "massacro", l'ong in questione ha in genere notizie meno fresche di altre come quella radicale Nessuno tocchi Caino e alcune citazioni appaiono inspiegabilmente datate. Ad esempio si parla ancora delle violazioni del governo filo russo in Cecenia ma non si fa cenno al fatto che nel frattempo il presidente Akhmad Kadhyrov è passato a miglior vita grazie a un attentato di terroristi islamici ceceni di qualche settimana fa. Il tempo per fare l¹istant book su Abu Ghraib l¹hanno trovato, quello per aggiornare il file sulla Russia evidentemente no. Invitiamo i lettori di Informazione Corretta di inviare il proprio parere alla redazione de Il Riformista. Cliccando sul link sottostante si aprirà una e-mail già pronta per essere compilata e spedita.