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Rassegna Stampa
12.03.2004 I bambini palestinesi educati alla violenza per colpa di Israele
così la pensa il quotidiano gratuito romano

Testata:
Autore: la redazione
Titolo: «I giochi di guerra dei bambini palestinesi. Fucili di plastica e l'idea del martirio.»
Sebbene (finalmente!) City ammetta l'esitenza della violenza anche tra i palestinesi più piccoli, non accenna affatto alle vere cause: l'educazione all'odio sotto l'ANP, i libri di testo e i programmi televisivi che inneggiano al martirio, i campeggi per i bimbi in cui invece di esplorare la natura e godere delle sue bellezze si insegna a diventare bombe umane, i programmi televisivi, e così via.

La colpa è sempre e soltanto di quei cattivoni degli israeliani e della loro occupazione (ma ai ragazzi cresciuti sotto l'ANP tra le due "intifade" chi ha insegnato la guerra?). Ecco il testo dell'articolo.

Jenin (Cisgiordania) - Ahmed Rami vorrebbe comprare al figlio di sei anni l'alfabeto in cubi per insegnarli a leggere, ma il piccolo Rami non ne vuole sapere, per lui il gioco più importante è un modello in plastica lucente del fucile M-16: "Voglio sparare ai soldati" strilla al papà in un negozio di giochi a Jenin. E non c'è dubbio che parli delle truppe israeliane.
Naturale che un bambino così piccolo abbia già una coscienza politica così sviluppata? O piuttosto è indotta da qualche adulto? E come mai il padre si fa "mettere i piedi in testa" da un bambino di 6 anni?
Fucili, carri armati in miniatura, missili finti e pezzi di artiglieria sono gli articoli che vanno di più in questa cittadina, tradizionalmente roccaforte dell'estremismo palestinese. Midhat al-Mallah, il proprietario del negozio, vende ogni M-16 giocattolo a 10 shekels (2,25 dollari), ma fa fatica a piazzare macchinine e animali di pezza. In strada, gruppi di ragazzi e bambini giocano alla guerra, simulando le sparatorie e gli scontri che hanno visto consumarsi con i soldati israeliani.

"Ti ho sparato, perché non sei morto?" grida un ragazzo al compagno. "Mi hai mancato -è la risposta - Sono fortunato".

In tutto il mondo i bambini da sempre giocano alla guerra, ma in Cisgiordania e a GAza questa spiccata attitudine potrebbe essere il sintomo di una generazione che non vede un futuro davanti a sé. Il padre di Rami, che fa il tassista, è preoccupato per quella che chiama "l'atteggiamento da militante" del figlio, che pure ha solo sei anni. "Non era così prima -racconta riferendosi allo scoppio della Seconda Intifada, che dal 2000 ha fatto 2380 vittime tra i palestinesi e 880 fra gli israeliani - . Ma credo che i coprifuoco, i check-point e le incursioni militari abbiano cambiato la testa dei nostri ragazzi."

Diverse indagini hanno confermato che il 55% dei giovanissimi palestinesi accusano i sintomi di sindromi post-traumatiche. "Non puoi capire come sono felice quando ho in mano questo" si vanta Hosam, 8 anni, mostrando il fucile di plastica. Un suo compagno di scuola, Bassam, fu ucciso dai soldati nel 2002. "Forse quando sarò grande - aggiunge - lo vendicherò". E forse le speranze di pace in Medio Oriente si infrangono proprio su questi giovani, nati e cresciuti sotto occupazione, spesso figli e nipoti di profughi: un quarto dei 12enni palestinesi, ha stabilito un sondaggio recente, si dice pronto a morire contro Israele. (Reuters)
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