Al di là di ogni possibile immaginazione ecco fin dove arriva il quotidiano diretto da Furio Colombo
Testata: Autore: Umberto De Giovannangeli Titolo: «Il terrorismo vuole il muro»
Che vi sia il solito contrito resoconto dell'ultimo spietato attentato perpetrato dal terrorismo palestinese è scontato; che vi sia la solita intervista ad Avi Pazner che serve a dimostrare che L'Unità è un giornale imparziale è altrettanto scontato: una specie di rituale ipocrita che si ripete ad ogni maledetto attentato. Da segnalare invece è un breve articolo in cui Udg pontifica sul Medio Oriente: ciò che arriva a scrivere è al di là della capacità di ogni fervida immaginazione. Israele è un paese in trincea, un paese sotto shock, sottoposto a continui assalti terroristici, risponde serrando i ranghi e alzando barriere protettive. E' una reazione psicologica prima ancora che politica e per questo più difficile da rimuovere. Di fronte all'incubo-kamikaze è difficile, anche per tanti israeliani che operano per il dialogo, a far valere le proprie ragioni. Ricapitoliamo: Israele deve "rimuovere" ogni tentativo di autodifesa poiché l'autodifesa è "una reazione psicologica" controproducente e pericolosa. Incavolarsi perchè da decenni ti ammazzano i figli in ogni subdola maniera mentre tu continui a tendere la mano per trovare un accordo (e la Storia che Udg continua a non voler studiare lo attesta nero su bianco) è "una reazione psicologica" che porta a "serrare i ranghi": tutto ciò va "rimosso". Udg chiede insomma di mostrare l'altra guancia, nemmeno il Pontefice da San Pietro aveva chiesto tanto agli Israeliani. E' una gara al massacro che non contempla pause nè sopporta mediazioni. "Una gara al massacro" significa che si "massacra" da ambo le parti secondo Udg: falso, falso, falso. Far saltare in aria civili su un autobus sì è un massacro, bersagliare con razzi esseri umani che ti vivono acconto in una colonia sì è un massacro, rapire e torturare qualsiasi israeliano che ti capiti sotto tiro anche è un massacro: i palestinesi massacrano gli israeliani, sì, è vero. Ma dire il contrario è impossibile, visto che le uniche azioni dell'esercito israeliano sono sempre e solo quelle volte ad individuare spietati terroristi (e non civili) e di metterli nella condizione di non nuocere più: questo è massacro? L'unica gara al massacro che esiste in Medio Oriente è tra le varie organizzazioni terroristiche le quali giocano a chi fa fuori più israeliani: infatti è spesso accaduto che litigassero tra loro (come monelli) per aggiudicarsi "il merito" di questo o quel massacro di civili israeliani. Chi si oppone è un traditore da abbattere.
Certo, tra i palestinesi avviene questo (recente le notizia della protesta dei giornalisti palestinesi contro il dispotico regime; di sempre la notizia di oppositori sterminati e torturati). In Israele invece chi si oppone non solo gode di ogni diritto civile ma possiede anche giornali, televisioni: ha insomma ogni strumento per diffondere le proprie idee e, se lo desidera, aspirare, grazie ad un sistema democratico, a raggiungere posti decisionali e di potere. In questa logica da guerra totale servono i "muri" non i "ponti" di dialogo.
Un dialogo, caro Umberto De Giovannangeli, si fa tra due soggetti vivi, alle vittime sterminate sull'autobus di Gerusalemme i palestinesi non hanno dato la possibilità di dialogare: chissà, magari avrebbero voluto.
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