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Il Giornale di Sicilia Rassegna Stampa
15.12.2003 Quel che ci insegna il caso Saddam
una lezione per la saccente Europa

Testata: Il Giornale di Sicilia
Data: 15 dicembre 2003
Pagina: 1
Autore: Valter Vecellio
Titolo: «Catturato Saddam quella gioia per le strade»
Sul Giornale di Sicilia un commento di Valter Vecellio,uscito il 15-12-2003
"Lo abbiamo preso", è stato il laconico annuncio diramato dal Pentagono. "Saddam è stato catturato", hanno poi annunciato quasi simultaneamente George W. Bush e Tony Blair. Giornata, evidentemente, da segnare nel calendario, e per tante ragioni. Uno dei più feroci dittatori che il mondo ha conosciuto, un criminale responsabile della morte di milioni di persone, è stato finalmente, definitivamente, neutralizzato. Tanti ragazzi, americani, britannici, italiani, spagnoli, polacchi, non sono morti per nulla.
Da ieri, e ci si accusi pure di retorica non importa, il mondo è un po' più pulito, migliore. Ci sono in circolazione, impuniti e liberi ancora tantissimi dittatori, è vero; e se guardiamo un mappa del pianeta ci prende un senso di smarrimento nel constatare come oltre la metà dei paesi del mondo siano oppressi da dittature; ma questo non ci impedisce di provare una grande soddisfazione per la cattura di Saddam.
Il mondo civile deve ringraziare gli autori di questo straordinario risultato: gli americani e chi ha sostenuto la coalizione. Ora è interesse di tutti, ma proprio di tutti, lavorare per un grande, regolare processo al dittatore. Gli strumenti giuridici ci sono, e si tratterebbe di una storica, epocale occasione per edificare civiltà, libertà e democrazia.
Abbiamo visto trasmesse dagli schermi televisivi, le immagini che mostrano migliaia di iracheni festanti, ebbri di gioia e di felicità alla notizia della cattura dell'ex dittatore. Perbacco! Ma fino a ieri non ci si diceva che c'era una crescente resistenza, una guerriglia che poteva contare su complicità e appoggi popolari; al più appropriato "terroristi", si è progressivamente sostituito il termine di "guerriglieri". Come se vi fosse un popolo che non desiderava altro che cacciar via gli americani, gli inglesi, gli occidentali; quasi nostalgici del passato regime, dimentichi delle fosse comuni, delle popolazioni gasate, degli orribili massacri, del sostegno al terrorismo internazionale, delle guerre scatenate. E invece no: c'è un popolo festante, gioioso, che finalmente sa di essersi liberato da un incubo, ed esprime liberamente la sua felicità: immagini analoghe a quelle che abbiamo visto in altre occasioni: la Parigi e la Roma liberata dai nazi-fascisti; la Bucarest liberata dal satrapo Nicolae Ceaucescu; i russi liberati dal comunismo sovietico...
Questa dunque, è la prima considerazione da fare: che tipo di informazione è stata fatta nel corso di questi mesi? Si sono scambiati desideri per fatti, opinioni per notizie. Non è la prima volta che accade, ma è pur sempre avvilente doverlo constatare per l'ennesima volta. Per giorni e settimane, deliberatamente, si sono ignorate o sminuite le notizie che documentavano del lento, certo, ma costante ritorno alla normalità: una marcia verso un minimo di democrazia e visibilità che ha dovuto e deve fare i conti con una quantità di ostacoli e avversari. Si capisce: in questo hanno ragione i neo-conservatori americani: la democrazia in Irak può diventare un potentissimo catalizzatore anche per altri paesi e regimi, può davvero propagarsi con un benefico effetto domino. Questo lo hanno benissimo compreso regimi autoritari e teocratici come quelli di Siria, Iran, Arabia Saudita. E non c'è dubbio che questi e altri paesi arabi da questo processo si sentano minacciati e abbiano cercato di contrastarlo con ogni mezzo.
E' un successo dell'amministrazione Bush (che ora si vede spianata la strada per un secondo mandato presidenziale), e dei suoi alleati; ora i rais dei vari sceiccati e regimi arabi dovranno per forza di cosa prendere atto di questo processo irreversibile: e qualche effetto positivo già si vede: in Marocco è stata varata una nuova Costituzione che riconosce diritti alle donne che neppure le più ottimiste attiviste di quel paese osavano sperare; in Arabia Saudita si comincia a parlare apertamente di elezioni, aperte (perfino!) alle donne; in Giordania probabilmente si rifaranno le elezioni, dal momento che le precedenti presentavano tanti e tali brogli che si è registrata una generale sollevazione...
Tanti piccoli tasselli di cui bisognerà pur decidersi a tener conto e valutare come meritano.
Un discorso, poi, andrebbe fatto con i tanti che in queste settimane, avvolti nella multicolore bandiera della pace, ci hanno spiegato che la democrazia non si esporta; che la guerra non risolve i problemi; hanno denunciato manovre imperiali di egemonia, e quant'altro. Sono gli stessi che spesso per anni hanno taciuto e ignorato i massacri consumati da Saddam contro il suo stesso popolo. Gli stessi che anche sabato scorso hanno sostenuto che "l'autorità americana in Irak opprime con metodi dittatoriali e crudeli ogni manifestazione di malcontento. Chiunque osi sfidare le sue decisioni viene catturato, arrestato, e chiuso in campo di concentramento"; e accreditavano come "legittima non solo sul piano morale, ma anche su quello politico" quella che chiamavano resistenza e altro non era se non terrorismo; e si auguravano la sconfitta degli anglo-americani, in quanto "vittoria di tutti coloro che nel mondo lottano per l'autodeterminazione e la libertà dei popoli che non vogliono essere sottoposti al gioco imperiale". Ieri a fianco di Milosevic e dei macellai serbi, oggi a fianco di Saddam e dei suoi carnefici. Lupi che perdono il pelo, ma non il vizio.
Sono tanti, a doversi vergognare per quello che hanno detto e scritto, tanti che dovrebbero fare un serio esame di coscienza, tanti che dovrebbero chiedere scusa. Ma oggi limitiamoci alla soddisfazione per il fatto che c'è un dittatore in meno; si avrà tempo e modo di riprendere il discorso.

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