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La sinistra ha appoggiato il terrorismo islamico 09/11/2026 (Video di Ciro Principe)


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Informazione Corretta Rassegna Stampa
09.11.2026 I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta

Testata: Informazione Corretta
Data: 09 novembre 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde»

Tre lettere

 

1.

 

Cara Deborah,

Ti scrivo per condividere una riflessione profonda e controcorrente riguardo a un tema di cruciale attualità geopolitica: la fine del sostegno economico americano a Israele. Contrariamente a quanto si possa pensare a una prima lettura superficiale, non credo che questa eventualità rappresenti una sconfitta politico-economica per lo Stato ebraico. Al contrario, potrebbe rivelarsi la sua vera e propria fortuna, un'occasione storica per recidere quella catena al collo rappresentata dal condizionamento di Washington.

Guardando ai fatti recenti, la storia dimostra come gli Stati Uniti, pur offrendo un imponente aiuto militare ed economico, abbiano sistematicamente cercato di frenare le azioni decisive di Israele per la sua sopravvivenza, imponendo limitazioni paralizzanti. Basti pensare all'amministrazione Biden e alle sue pressioni costanti sul governo Netanyahu: i diktat tesi a impedire l'ingresso a Rafah, a bloccare l'occupazione del corridoio Filadelfia e a frenare le operazioni contro Hezbollah ne sono la prova lampante. Washington ha preteso di gestire il conflitto col freno a mano tirato, imponendo strategie che tutelavano più gli equilibri interni americani che l'effettiva sicurezza d'Israele.

Ma la tendenza non è esclusiva di un solo schieramento politico statunitense. Anche Donald Trump, durante la cosiddetta guerra dei 12 giorni, costrinse Israele a fermare le operazioni militari, proclamando in pompa magna la presunta sconfitta dell'Iran. La realtà dei fatti si è poi incaricata di smentire quella narrazione: a distanza di mesi, nel marzo del 2026, gli Stati Uniti e Israele hanno dovuto fare i conti con una conflittualità irrisolta. Quella frenata imposta da Washington non ha portato a una reale risoluzione strategica dello scontro con Teheran, lasciando anzi sul campo gravi strascichi. Ha finito per danneggiare i Paesi arabi alleati degli Stati Uniti — che Washington si è dimostrata incapace o riluttante a difendere adeguatamente — e ha creato un pericoloso collo di bottiglia economico nello stretto di Hormuz, con pesanti ripercussioni sull'economia globale.

Liberarsi dalla tutela economica e dai vincoli strategici americani significa, per Israele, non dover più rispondere a nessuno se non ai propri interessi vitali e alla propria sicurezza. Come insegna la millenaria storia del nostro popolo, nessuno è mai venuto veramente a salvare gli ebrei nei momenti più bui. Le uniche volte in cui gli ebrei sono riusciti a salvarsi e a difendersi è stato esclusivamente grazie al proprio sangue, al sudore e alla determinazione. Così è stato nel 1948, nella guerra d'Indipendenza, e così è stato nei passaggi cruciali della nostra storia moderna.

L'autonomia economica e strategica, per quanto complessa da gestire nell'immediato, restituisce a Gerusalemme la totale libertà d'azione. Senza lacci e lacciuoli esterni, Israele può finalmente agire con la massima risolutezza, svincolata da agende geopolitiche altrui che spesso mirano a gestire i conflitti anziché a risolverli. È una svolta che spaventa i fautori dello status quo, ma che per Israele rappresenta l'unica vera via per una sovranità piena e duratura.

Shalom

Ablondi Luca

Caro Luca,

Alla notizia che gli USA non ci daranno più sovvenzioni ho gridato FINALMENTE!

Forse sbaglierò ma sono convinta che Israele ce la possa fare benissimo da solo a difendersi, forse meglio. Come dici tu, gli Stati Uniti, con la scusa degli aiuti, ci hanno sempre messo i bastoni fra le ruote, spesso ricattati, a seconda dei loro interessi nella regione. Non dimentichiamo che ogni volta le loro elargizioni ci costavano un pezzo di territorio e questo soprattutto dai colloqui di pace di Oslo che sono stati una disgrazia per Israele e che abbiamo dovuto accettare sebbene Rabin fosse assolutamente contrario.

Soldi e via un pezzo di Giudea e Samaria. Soldi e l’obbligo di sottostare ad accordi mortali per Israele. Soldi e  lasciare Gaza in mano ai terroristi. E così via. 

Adesso Israele, pur essendo sempre alleato degli USA, potrà decidere da solo. Ricordiamoci che gli USA sovvenzionano decine di altri Paesi, dall’Egitto all’Ucraina, passando per la  Giordania, l’Etiopia, la Nigeria, la Somalia, lo Yemen, l’Afghanistan e la Siria. Però fanno notizia solamente gli aiuti dati a Israele che da molti di questi paesi ha dovuto difendersi.

Adesso avremo la nostra industria Rafael che niente ha da invidiare alle industrie americane.

Un cordiale shalom

Deborah Fait

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2.

Gent Deborah,

Da notare il contrasto tra le due manifestazioni, una pacifica (Salvini) e 

l'altra degli antagonisti con i soliti scontri con la Polizia, alla fine 

loro sono i pacifici e i violenti sono a destra. Curiose le dichiarazioni 

della Schlein a Madrid (in un inglese da Broccolino, ma non è mezza 

americana?), seguirà le ricette di Sanchez per vincere le elezioni del 2027. 

Dall'Ungheria di Magyar, arruolato d'ufficio tra i progressisti alla Spagna 

di Sanchez tutto fa brodo.

Bisognerà comunque vedere se sarà lei la candidata del centrosinistra.

Sempre forza Israele.

Saluti

Roberto Razza

 

Caro Roberto,

Se il cosiddetto Campo largo vincesse le prossime elezioni saremmo fritti. Voi in Italia e noi in Israele. Chi potrebbe diventare primo ministro? Non esiste un  meno peggio tra loro. Sono tutti il peggio. L’islamizzazione dell’Italia procederà a passi da gigante, le moschee sostituiranno le chiese, e già hanno incominciato. Altro che “sarà  tre volte Natale” come cantava il grande Lucio Dalla. Il Natale sparirà e lo sostituirà la Festa del Sacrificio in barba agli animalisti. Il governo sinistroide riconoscerà subito la Palestina, come dichiarano ogni giorno  i “quattro dell’Apocalisse”. Dove la sistemeranno geograficamente non si sa anche se loro la vorrebbero al posto di Israele. Insomma sarebbe un disastro epocale e io, se devo essere sincera, non ho molta fiducia nell’intelligenza degli italiani dopo questi tre anni di free free Palestine e di morte a Israele.  

Shalom e speriamo

Deborah Fait

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3.

 

Carissima Deborah,

nel suo libro "Democrazie e culti della morte" , l' ottimo Douglas Murray parla del  dirottamento del volo Air France 139 del 1976, conclusosi con il valoroso blitz dell'IDF a Entebbe. Murray descrive uno dei dirottatori, il tedesco Bose, convinto rivoluzionario marxista il quale non esitò a selezionare i passeggeri dell'aereo tra ebrei e non ebrei (bada bene: NON tra israeliani e non israeliani), esattamente come facevano i suoi compatrioti nazisti poco più di trenta anni prima. Uno degli ostaggi, un sopravvissuto alla Shoah, gli mostrò il numero che gli era stato marchiato sull'avambraccio e il terrorista si indignò, dicendo al sopravvissuto che lui era completamente diverso dai nazisti. Questo episodio  narrato nel libro rappresenta benissimo la realtà di oggi: coloro che si definiscono anti fascisti non esitano a fare le stesse cose che facevano i  fascisti. L'ideologia cambia ma il risultato è lo stesso: gli ebrei devono scomparire. Dalle università, dai festival, dalle mostre, dalle strade, dalla faccia della Terra, soprattutto da quella piccola porzione di essa chiamata Israele. Tu chiamali, se vuoi, comunisti ma sempre di  fascisti si tratta.

Am Israel chai.

Con affetto e stima,

Sandra Biglino

 

Cara Sandra,

Leonardo Sciascia scrisse “«il sedicente antifascista [...] è il più bello esemplare di fascista in cui ci si possa oggi imbattere»,

Ennio Flaiano: ”In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti».

Detto questo è detto tutto. Il fascismo è morto nel 1945.  Mettere a ferro e fuoco le città urlando “siamo antifascisti” è semplicemente stupido e, questo sì è fascista. I terroristi comunisti del dirottamento all’Air France del 1976, che costò la vita a Yonatan Netanyahu, altro non erano che fascisti esattamente come quelli di Hitler o quelli che, oggi,  vietano agli ebrei di entrare nelle università, cacciano relatori  ebrei, non permettono a giornalisti ebrei di parlare a meno che non rinneghino Israele.

Scorrazzare sventolando la bandiera del terrorismo e della violenza spaccando tutto è fascismo e Douglas Murray  lo spiega sempre molto bene nei suoi libri come  negli articoli e nelle interviste che rilascia. 

Un affettuoso shalom

Deborah Fait 

 


takinut3@gmail.com

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