Riprendiamo da BET Magazine il commento di Anna Balestrieri dal titolo: "Israele, Eisenkot riceve da Herzog l’incarico di formare il governo: 67 deputati lo sostengono"

Eisenkot avrà 28 giorni per formare un esecutivo, con la possibilità di ottenere una proroga di ulteriori 14 giorni da parte del presidente. La sua candidatura ha raccolto 67 raccomandazioni nel corso delle consultazioni presidenziali svoltesi nella settimana successiva al voto, contro le 46 ottenute da Benjamin Netanyahu.
Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar ed ex capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, ha ricevuto ufficialmente domenica 8 novembre dal presidente Isaac Herzog il mandato per formare il prossimo governo. La cerimonia si è svolta presso la residenza presidenziale di Gerusalemme, aprendo formalmente la fase delle trattative per la costituzione di una nuova maggioranza parlamentare, dopo le elezioni del 27 ottobre.
Eisenkot avrà 28 giorni per formare un esecutivo, con la possibilità di ottenere una proroga di ulteriori 14 giorni da parte del presidente. La sua candidatura ha raccolto 67 raccomandazioni nel corso delle consultazioni presidenziali svoltesi nella settimana successiva al voto, contro le 46 ottenute da Benjamin Netanyahu.
«Un governo per tutti gli israeliani»
Nel discorso pronunciato durante la cerimonia, Eisenkot ha rivolto un appello alle forze politiche affinché superino le divisioni e partecipino alla costruzione di una nuova maggioranza.
«Dopo gli anni difficili che abbiamo attraversato, questa volta dobbiamo fare le cose diversamente», ha dichiarato. «Questa volta deve essere nell’interesse di tutti gli israeliani. I giorni in cui i cittadini si sentivano esclusi dal proprio governo devono finire e non tornare mai più».
Il leader di Yashar ha quindi invitato tutti i gruppi parlamentari e i rappresentanti eletti a partecipare alle trattative: «La mia porta è aperta e la mia mano è tesa, con tutto il cuore e con spirito di disponibilità, a chiunque comprenda la gravità di questo momento e sia pronto a compiere un passo coraggioso per il bene dello Stato di Israele».
Non è mancato un avvertimento rivolto a chi dovesse ostacolare la formazione del nuovo esecutivo per ragioni personali: «Chiunque cerchi di sabotare la nascita di questo governo per motivi personali, anziché sostanziali, sarà ricordato dalla storia come qualcuno che ha fallito nel salvare Israele in un momento di emergenza».
I numeri di una maggioranza ancora da costruire
Le consultazioni hanno confermato la complessità del quadro politico uscito dalle urne. Nessuno dei due principali schieramenti dispone infatti dei 61 seggi necessari per raggiungere la maggioranza assoluta nella Knesset, composta da 120 deputati.
Il blocco di Netanyahu ha ottenuto 53 seggi, mentre quello delle opposizioni si è fermato a 48. I due partiti arabi, Ra’am e Lista Comune, hanno conquistato complessivamente 19 seggi, un risultato senza precedenti per le formazioni arabe, diventando così un interlocutore determinante nella partita per la formazione del governo.
Entrambi hanno raccomandato a Herzog di affidare l’incarico a Eisenkot, contribuendo ai suoi 67 sostegni. Le loro raccomandazioni, tuttavia, non equivalgono a un impegno a entrare nella futura coalizione.
Sul fronte di Netanyahu, le raccomandazioni sono arrivate dal Likud, da Otzma Yehudit del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, dal Partito sionista religioso del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, da Zehut di Moshe Feiglin e da Shas, guidato da Arye Deri.
A differenza di quanto avvenuto nelle precedenti consultazioni, United Torah Judaism (UTJ), formazione ultraortodossa tradizionalmente alleata del Likud, ha scelto di non indicare alcun candidato. L’astensione riflette le tensioni emerse tra il partito e Netanyahu e rappresenta un elemento favorevole per il fronte che cerca di sostituire il premier uscente. Nelle ultime settimane, alcuni leader dell’opposizione hanno infatti manifestato una maggiore disponibilità ad avviare negoziati con i partiti ultraortodossi per un loro eventuale ingresso nella coalizione.
Le alternative: governo di minoranza, unità nazionale o nuove elezioni
Il percorso di Eisenkot resta tutt’altro che scontato. Il sostegno espresso durante le consultazioni presidenziali non garantisce automaticamente la disponibilità dei deputati a sostenere un governo, né tantomeno la possibilità di raggiungere un accordo su programmi e composizione dell’esecutivo.
Tra gli scenari ancora sul tavolo figurano la formazione di un governo di minoranza, un’intesa per un governo di unità nazionale che coinvolga esponenti del Likud e del blocco di Eisenkot, oppure il fallimento delle trattative e il ritorno alle urne.
La legge israeliana prevede una procedura articolata nel caso in cui il primo candidato non riesca a formare una coalizione entro i termini stabiliti, rinunci formalmente all’incarico o non ottenga la fiducia della Knesset. In queste circostanze, Herzog dovrà decidere entro tre giorni se affidare il mandato a un altro deputato oppure dichiarare che non vi sono ulteriori possibilità di formare un governo.
Il secondo candidato avrà 28 giorni, senza possibilità di proroga. Se anche questo tentativo fallisse, si aprirebbe una finestra di 21 giorni durante la quale almeno 61 deputati potrebbero chiedere congiuntamente al presidente di affidare l’incarico a un parlamentare da loro indicato. Quest’ultimo disporrebbe di ulteriori 14 giorni.
Se anche questa strada non dovesse portare alla formazione di un esecutivo, la Knesset verrebbe sciolta e Israele sarebbe chiamato a nuove elezioni. Fino all’insediamento del nuovo governo, l’esecutivo uscente continuerebbe a svolgere le proprie funzioni in regime di ordinaria amministrazione.
La consegna del mandato a Eisenkot segna dunque un passaggio politico importante, ma non risolve l’impasse emersa dal voto. La vera sfida sarà trasformare i 67 sostegni raccolti nelle consultazioni in una maggioranza parlamentare effettiva, capace di sostenere un nuovo governo.